mercoledì 18 giugno 2014

Nirvana Raid 2014

La più grande delusione orientistica della mia vita.
Sì, questo Raid lo avevo preparato bene e mi aspettavo un buon risultato o per lo meno una splendida esperienza, la sorte però mi ha riservato un destino diverso. Leggendo le classifiche il mio nome appare vicino a un N.P.


Non Partito: una delle sigle meno frequenti per me. Ricordo una gara in Svizzera dove sono partito anche con una caviglia fuori uso, tutta la gara a saltellare, o quest'anno ai Piani di Praglia dove pioggia e neve non mi hanno fermato malgrado febbre e raffreddore, o quell'Arge Alp a San Martino di Castrozza dove una bufera ha persuaso i più ma non me, io ero lì, ai nastri di partenza di quel lancio di staffetta che nei miei ricordi pare qualcosa di epico.

Per anni ho offerto la mia presenza a qualunque organizzatore posasse una lanterna da cercare. Insomma accreditarmi con un N.P. (a memoria non ne ricordo altri in 18 anni di orienteering) è un evento raro e gli astri devono impegnarsi a fondo per riuscirci. Il Nirvana Raid poi è una delle gare che più apprezzo, le ho fatte tutte! Ricordo le vittorie nelle prime due edizioni con Yuko OginoFederica Maggioni, ma anche la prova meno fortunata con il socio Oscar Galimberti dello scorso anno, e anche il Raid Multisport con Ilaria Sambo (foto sotto). Tutte gare indimenticabili, esperienze fantastiche malgrado la pioggia spesso l'abbia fatta da padrone!


Il 2014 però è andato diversamente. Qualche mese prima della gara mi accordo con Clizia di correre insieme, la conosco poco, ci ho parlato qualche volta sui campi gara, ragazza molto simpatica con un'esperienza orientistica infinita. Nelle settimane che ci avvicinano alla gara seguo da lontano le sue imprese, scopro che è molto forte e in forma, si allena e degli intertempi vedo che va più di me. Sarà dura starle dietro, comincio un po' a preoccuparmi ma, per non farmi trovare impreparato, torno ad allenarmi, una scalata al Bolettone e gare particolarmente lunghe come la Abbots Way o la Coppa Italia a Barricata in ME.
Mi sento abbastazna pronto, sempre un po' preoccupato ma carico. Inoltre, al contrario degli altri Raid, il luogo della gara è su un monte, il Resegone, che conosco abbastanza avendoci fatto ultimamente diverse passeggiate.

Sabato 14 giugno, il giorno prima della gara, arriva però la telefonata: Clizia è malata, non potrà esserci. Rimango attonito, cerco subito di pensare se posso trovare qualche sostituto, mi viene in mente il nome di Eugenia che nell'ultimo periodo avevo quasi convinto a far provare un Raid...  quasi? Ora che ci penso l'ho proprio convinta, tant'è che si è iscritta in maniera autonoma. Mannaggia! Chi posso chiamare? Scrivo a Mark, a Oscar, a Federica, a Massimo. Nulla per diversi motivi nessuno può. Passo a mio fratello, a mio congato ad Irene, ad Ilaria a Cristina. Ancora nulla. Scrivo ad Elena su FB, agli organizzatori. Niente. Penso ad Eleonora e a Yuko ma ormai sono un po' depresso, ho dato fondo alla mia rubrica senza fortuna. Tenendo il cellulare acceso nella speranza che qualcuno cambi idea prendo la decisione: starò a casa, guarderò l'esordio dell'Italia al Mondiale di Calcio e non andrò all'alba a Morterone a vedere i miei amici partire rosicando.

La sera mi addormento sul divano con il televisore accesso. L'Italia batte l'Inghilterra 2 a 1, parlano di partita fantastica degli azzurri mentre io già dormivo. La mattina prendo la bici e faccio un giro con mio figlio Pietro, colazione al bar, un po' di altalena, un po' di scivolo. Faccio tutto come se non esistesse il Nirvana Raid, per non pensare che i miei amici sono tutti sul Resegone a divertir... ehm... a sudare come matti... che è quello che avrei voluto fare anche io! E poi non piove! tempo perfetto per correre! O camminare! O strisciare! Insomma per esserci!
Non ce la faccio, devo andare a Morterone. Torno a casa, convinco la family e partiamo per quel paesino di 36 abitanti, inarrivabile, sperduto tra i monti, quasi inospitale che sta invece ospitando l'evento! Dopo oltre un'ora e tutti quei tornanti arriviamo. Alcuni amici hanno già finito la gara, rosico, si sono divertiti, rosico, il tempo è stato clemente, rosico, scambio due parole anche con Mario e Marco, gli organizzatori, e scopro che un team è partito in 3, avrei potuto aggregarmi ad uno di loro, rosico (per non ucciderli!)


La gara sta terminando, gli arrivi alla spicciolata si susseguono, è stato un altro bellissimo Raid, complimenti al Nirvana Verde, ma io ho in corpo frustrazione e delusione. Nessun arrabbiatura perché non è colpa di nessuno ma ma solo fatalità, Clizia a casa malata sarà più rammaricata di me, ma io sono triste, più triste di qualunque sconfitta sportiva abbia conquistato. Non aver vissuto questo Raid da protagonista spiace. Certo mi rifarò alle prossime gare, i prossimi fine settimana ma ciò non mi consola.

I giorni successivi sono addiruttura peggio. Su FB iniziano le pubblicazioni delle foto, tutte splendite. Quasi tutti i partecipanti cambiano la propria immagine del profilo con una foto del Raid con i panorami che si godono dal Magnodeno, dalla cima del Resegone, e poi commenti, classifiche, tracce del percorso, scambi di opinioni, celebrazioni, Andrea Gironi ironizza sul suo podio...  e io rosico!

venerdì 6 settembre 2013

Gavia domato per la quarta volta


Sono proprio orgoglioso di questa foto e soddisfatto di quanto fatto martedì in sella alla mia Bianchi.
Per la quarta volta in vita mia sono riuscito a salire fino alla quota di 2652 metri del Passo Gavia; l'ascesa di martedì è stata probabilmente la più lenta delle quattro e probabilmente c'entra qualcosa il fatto che siano passati 20 anni dall'ultima volta.

Le prime tre scalate infatti risalgono agli anni delle superiori 1991-92-93, quando passavo tutta l'estate in bicicletta. La salita 2013 invece è un fulmine a ciel sereno del tipo che faccio oggi? Aperitivo all'Asino che vola (localino molto carino di Ponte di Legno) oppure salita in bici al Gavia.


lunedì 2 settembre 2013

Ila ho fatto una K



Comincio a sospettare che qualche giorno fa ho fatto una cazzata (k) che comprenderò solo tra un paio di settimane. Ma andiamo con ordine: mercoledì scorso mi sono iscritto alla Race Adventure Multisport organizzata dal Nirvana Verde. Dopo la positiva esperienza in Svizzera alla R’adys, dividerò la fatica ancora con Ilaria, compagna di sventura tenace e al tempo stesso temeraria quando si tratta di avventurarsi in nuove sfide.
La Race Adventure è una gara in autosufficienza in orientamento che prevede le prove di corsa, mountain-bike, kayak e arrampicata. Per non farci mancare nulla ci siamo iscritti nella categoria PRO, quella lunga riservata solo a 10 squadre per 50 km di salite, sterrati e boschi.

Ecco come penso di prepararmi: corsa, è l’unica specialità che faccio regolarmente, non allenandomi badate bene, ma spesso sono impegnato in prove di orienteering e quindi con un po’ di presunzione ipotizzo che non sarà la disciplina che mi metterà ko, per lo meno non più delle altre. Mountain-bike, tecnicamente sono pessimo, ma come potenza dovrei esserci e su terreni asfaltati da piccolo ho macinato un po’ di chilometri. Kayak ed arrampicata invece sono due attività che ho visto solo in tv.

Il mio programma di allenamenti prevede qualche corsetta dal 3-7 settembre, gare di orienteering l’8 e il 9 (nulla di che, solo i campionati italiani long), ma anche dei giretti in bici con la scalata del Passo del Gavia, salita che ho già domato tre volte, ma l’ultima impresa risale a più di 20 anni fa! Più problematico allenarmi per l’arrampicata e per il kayak. La prima disciplina improvviserò e se possibile lascerò tutto l’onere alla mia socia, mentre per il kayak sono riuscito a trovare un corso base con istruttrice di canoa canadese per sabato 31 agosto, lo so, è un altro sport ma come si dice dovrò fare di necessità virtù.

31 agosto: dopo aver giocato ad un gioco in scatola la sera prima (il famoso ferroviario 1830) che si è protratto più del dovuto (8 ore di sfida con conclusione alle 4 di notte, ma questa è un’altra storia), parto alle 10:30 per un giretto in bici; da Cabiate all’Alpe del Viceré, ovvero falsopiano fino ad Albavilla (circa 18 Km) e salita finale (6 Km con circa 600 di dislivello). Alle 15 appuntamento con la canoa.

La mia sgambata parte con diverse perplessità legate al mezzo (una Bianchi attrezzata per giretti con Pietro, ovvero con seggiolino, borse ecc.), dopo aver spogliato la bici delle cose inutili scopro che il cambio non funziona, non entra la marcia dura davanti. Anche i pantaloncini nuovi non ammortizzano come speravo e comincio ad avere un po’ di dolori al fondo schiena.
Quando giungo in località Cassina Amanta abbandono l’asfalto per provare lo sterrato, tutto bene fino a quando la strada non si trasforma in palude fangosa con enormi pozzanghere. Come errori sottolineati in rosso i miei limiti vengono subito messi in evidenza costringendomi spesso a scendere dalla bici; mi accorgo che è già passata un’ora e, dopo tanta fatica, ritrovo l’asfalto che mi genera la stessa gioia che un'oasi in mezzo al deserto può restituire ad un disidratato. In discesa scopro che i miei freni, soprattutto se infangati, non rispondono ai comandi (non ho i freni a disco) e ho bisogno delle suole delle scarpe per evitare voli fuori strada.

Arrivato ad Albavilla però capisco presto che la bici, malgrado tutto, è molto più pronta di me per il Race Adventure; la salita all’Alpe del Viceré l’avevo già fatta qualche anno fa e non me la ricordavo così dura; pedalo, pedalo ma salgo piano e soprattutto verso metà salita sono costretto a fermarmi perché sono distrutto (vergognandomi come un ladro mi fermo senza farmi vedere da altri ciclisti o macchine di passaggio). Il calvario continua con altre due soste non programmate e la vetta è molto più in alto di dove spesso mi illudo sia. Verso la finale della salita comincia a farmi male il ginocchio destro e non riesco più ad alzarmi sui pedali. Anche le parti intime mi preoccupano, dopo 2 ore di bici provo una sensazione stranissima, l’apparato riproduttivo mi sembra intorpidito, non lo sento più, un po’ come quando si addormenta un piede in posizione innaturale.
Alla fine ce la faccio, sono in cima all’Alpe ma l’orologio segna già l’una! Devo tornare di corsa a casa per poi andare a far canoa. Per non farmi mancare nulla scendo facendo la direttissima, sentiero sterrato che riconferma le mie inesistenti doti tecniche; per evitare voli da paura preferisco spingere la bici a piedi. Passo per Albavilla, Erba, Orsenigo, Alzate B.za, Brenna, Olgelasca, Mariano (sbagliando anche strada) e provo a spingere ma il ginocchio destro è sempre più dolente e convince anche il sinistro a ribellarsi.

Mantenendo una posizione ridicola per evitare dolori al fondo schiena e alle ginocchia alle due e mezza sono a casa, metto in bocca un panino raffermo e ci sbatto sopra due fette di crudo e ancora infangato sono già in auto per andare a provare la canoa.
Durante il viaggio penso ai mille problemi che dovrò raccontare a Ilaria: in ordine di importanza penso al ginocchio che mi faceva proprio male, il culo era già più sopportabile, mentre i problemi meccanici sembrano passare in secondo piano ma non poter frenare ne mettere i rapporti duri non è proprio l’ideale. Il bilancio mi sembra come quella finale di Champions League finita 3-3 tra Liverpool e Milan: un disastro. Inoltre realizzo che non riuscirò mai a scalare il Gavia, forse mi conviene provare con il Passo del Tonale (o forse mi basterebbe il Cavalcavia della Ghisolfa).



Passiamo alla canoa: arrivo al lago di Pusiano, Giusi, l’istruttrice, mi trasmette infiniti consigli che dovrò apprendere ma anche trasmettere a Ilaria. Nella canoa il lavoro di squadra è fondamentale e non aver mai provato insieme non credo semplifichi le cose. Dopo un paio d’ore di pagaiate non credo di potermi definire pronto ma ho un bel blocco di appunti che sembro un avvocato pronto per un’udienza. Ricapitolando in canoa dovrà sedersi davanti il più leggero mentre chi si mette dietro deve fare da timoniere, scopro quindi che gran parte della spinta dovrà arrivare da chi sta a poppa (povera Ila), mentre io dovrò far girare il mezzo e vi giuro che spesso non capisco che movimento devo fare per muovere la canoa a destra o a sinistra. Altra cosa che mi sembra importante è quella di lavorare con alte frequenze piuttosto che con pagaiate ampie ma soprattutto usare la pagaia in verticale. I consigli sono veramente tanti e non riuscirò mai a trasmetterli ad Ilaria. Ne complesso però andare in canoa mi è sembrato molto divertente e mi piacerebbe riprovarla anche con finalità turistiche magari con Pietro e Roberta.
Ultimo appunto per la canoa è quello di procurarsi un paio di guantini; quando dopo pochi minuti dall'inizio delle pagaiate infatti mi è comparsa una vescica sulla mano e anche Giusi non ha nascosto la propria preoccupazione in vista della k che il 15 settembre proverò a portare a termine.

1830: dopo tanto tempo ancora tu


Dopo gli ottimi spiedini alla griglia e in forte ritardo rispetto ad ogni previsione siamo riusciti ad iniziare la tanto attesa partita a 1830 intorno alle 16.

Vi anticipo che, e immagino già i sorrisini dei maligni, come da tradizione in Uesm non siamo riuscita a portarla a termine!
Il gioco termina quando la banca finisce tutti i soldi, circa 17.000 $, mentre le nostre compagnie ferroviarie a mezzanotte ricavavano circa 250 $. Immancabile al termine di ogni turno azionario lo sguardo profetico di Gionata verso il capitale della banca dicendo: "non finirà mai!".

Malgrado ciò siamo andati avanti per circa 8 ore. In questo lasso di tempo, con un gruppo differente di persone, la partita secondo me sarebbe potuta anche finire, ma i sei sventurati che nel pomeriggio di ferragosto si sono ritrovati intorno al tavolo verde erano la compagnia meno probabile per portare a termine questa missione.

Io, che non ero riuscito a leggermi le regole ma avevo alle spalle un anno fa un'altra partita interrotta dove mi guidavano passo passo, ero l'esperto del gruppo. Gli altri pendevano dalla mia pessima spiegazione coadiuvato da interventi di Matteo che però era riuscito a leggere il regolamento solo fino a pagina 13! Fabio con molta buona volontà aveva dato una letta al regolamento che si può scaricare da questo sito, ma era senza immagini e riferito all'edizione degli anni '80. Stephane dal canto suo sapeva che prima di cominciare bisognava eleggere un cassiere (fu così che divento lui il cassiere).

Dopo una prima falsa partenza e la rilettura di qualche capitolo a caso che pareva più interessante degli altri siamo riusciti a far decollare la partita.
Le compagnie private sono state acquistate a prezzi spropositati prosciugando le già misere casse individuali, non contenti abbiamo portato i valori di partenza delle azioni di quasi tutte le compagnie al valore massimo di 100 $, una volta accorti che in questo modo il gioco non poteva iniziare siamo tornati indietro e rifatto tutto.

In pochi minuti (si fa per dire) abbiamo capito a che partita saremmo andati incontro con un Gionata in stato di grazie che, dopo aver ripetuto una dozzina di volte che non aveva ben chiaro il senso del gioco, si accaniva contro delle scelte a suo avviso errate o inutili dell'autore definendo il gioco ingessato per via del limite che ogni giocatore non poteva accumulare più di 11 certificati azionari.



Intanto i primi presidenti cominciavano a lavorare; in ordine partivano la Pennsylvania (PRR) e la New York Central (NYC) quindi la New York, New Haven & Hartford (NYNH) e la Chesapeake & Ohio (C&O). Ogni compagnia cominciava a costruire le proprie tratte ferroviarie per gli Stati Uniti senza sapere che quelle primissime mosse avrebbero condizionato in maniera radicale l'andamento della partita. Complice un paio di movimenti errati (acquisto di troppi treni) o al limite della fraudolenza (ammessa dal gioco) del presidente della PRR Fabio molti azionisti scaricarono il gruppo affossandolo.
Dopo aver giocato i primi turni come azionista di minoranza entrava in gioco anche Matteo attivando e presiedendo la Baltimore & Ohio (B&O) lasciando il solo Gionata non presidente di nessuna compagnia, ruolo che avrebbe portato fino a fine partita.

Il buon Gionata però stringeva un patto di ferro con Stephane, presidente della C&O e presto presidente anche della Canadian Pacific (CPR) attivandola. Il sodalizio continuò fedele e ambiguo fino a fine partita usufruendo anche di inaspettati aiuti della NYC con un presidente, l'unica fanciulla al tavolo, fortemente interessato all'andamento della CPR di cui era un'importante azionista.

Dopo qualche scalata azionaria, per la verità poche, le varie compagnie passarono presto ad acquistare treni sempre più belli arrivando in nemmeno troppo tempo ad avere i Diesel. Per bloccare introiti proibitivi molte compagnie si affrettarono a costruire delle stazioni che formassero dei tappi per questi cavalli d'acciaio che altrimenti avrebbero scorrazzato liberamente per il Nord America. Esempio più eclatante fu la neonata Erie che si piazzo tra Toronto e Buffalo bloccando il passaggio tra i laghi Erie e Ontario.

domenica 12 febbraio 2012

Tradate 2011 - Curve di Livello

Provati i percorsi per la gara di curve di livello di Tradate che si disputerà sabato 17 marzo.

La neve di questi giorni ha sommerso i rovi e finalmente è un piacere correre per i valloni del Parco Pineta. Stiamo studiando il modo di fare abbastanza farfalle per rompere eventuali treni, la gara infatti prevederà partenza mass start.

Al momento la neve ricopre tutto il bosco ma è compatta e non è un problema correre. A farmi paura sono i fili spinati, che proprio per la loro pericolosità saranno lasciati disegnati in carta; la neve che li sta coprendo rendendoli insidiosi dovrebbe sparire ma sarà opportuno prestare comunque attenzione.

Discorso diverso per l'allenamento regionale di domenica prossima la neve ci farà sicuramente compagnia ma la zona scelta non presenta fili spinati ma solo alcune valli con molti alberi abbattutti. Tutti i percorsi permettono comunque di aggirare queste zone.

Board Game



E' il momento di (ri)fare il punto sui giochi di società.

Oggi parlerò solo di giochi che possiedo, e che quindi a rigor di logica dovrei conoscere meglio; seguirò un rigoroso ordine casuale, o meglio scorrendo i giochi dallo scaffale di fronte a me.

Particamo quindi con Race for the Galaxy:




  • 2-4 giocatori

  • 30-60 minuti

  • età 12+
Queste le scritte che appaiono a bordo scatola. Questo gioco, che ha dato vita a molte espansioni che non possiedo, è molto profondo. L'ambientazione spaziale potrebbe scoraggiare (ad esempio mia moglie) ed è un vero peccato perché, per essere appreso appieno, deve essere giocato diverse volte. Si tratta di un gioco di carte che ha rubato le meccaniche da Puerto Rico ma, più del suo predecessore, si basa esclusivamente sulle combo che si riescono a creare!

Passiamo a Terra Nova:


  • 2-4 giocatori

  • 60 minuti circa

  • età 10+
Gioco italiano: è un astrattone di piazzamento, molto semplice nelle dinamiche ma notevolmente strategico. Può apparire ripetitivo e verso la fine della partita rischia la paralisi d'analisi. Anche questo trova l'opposizione di mia moglie.


Il terzo è Caylus:



  • 2-5 giocatori

  • 60-150 minuti

  • età 12+
Per gli amanti dei giochi non ha bisogno di presentazioni. Stiamo parlando di uno dei titoli di maggior successo degli ultimi anni. Tipico german-game di piazzamento e gestione risorse, un capolavoro che ha l'unico difetto (se di difetto si può parlare) nella complessità strategica.

Chiude il primo scaffale Steel Driver:


  • 3-6 giocatori

  • 90 minuti

  • età 12+
Passiamo ad un gioco del maesto Martin Wallace. Questo ferroviario è uno dei meno noti dell'autore; ha come particolarità (rispetto agli altri dello stesso autore) il fatto di non assegnare una compagnia ferroviaria ai giocatori ma tutti possono acquistare azioni di ogni compagnia; un po' come accadeva nello storico '1830', anche se questo prodotto è decisamente più snello e veloce. Il gioco rivive l'espansione fulminea della ferrovia in America.

Nello scaffale a sinistra invece abbiamo Dixit:


  • 3-6 (fino a 12 con espansione) giocatori

  • 30 minuti

  • età 8+
Indiscusso successo del 2010 è probabilmente il miglior party game in circolazione. Semplicissimo e amatissimo anche da chi non gioca spesso. E' un gioco di carte e 'fantasia' che ha già dato vista a 4 espansioni. Possiedo anche Dixit 2 e Dixit Odyssey, quest'ultimo aumenta il numero di giocatori a 12.

Ecco ora Union Pacific:

  • 2-6 giocatori

  • 90 minuti

  • età 12+
Ferroviario di Alan R. Moon, il gioco è identico al nuovo 'Airlines Europe' ma meno curato nei componenti (e anche molto più economico). Anche qui si tratta di far crescere le compagnie di cui si hanno le azioni. Il gioco è abbastanza semplice.

Ticket to Ride Europe:



  • 2-5 giocatori

  • 30-60 minuti

  • età 8+
Versione Europa del filone Ticket to Ride, anch'esso di Alan R. Moon. Grande successo per questo ferroviario che ha diverse versioni con ambientazioni differenti. Lo considero il più semplice ferroviario in circolazione adatto per chi si avvicina ai giochi in scatola (e amato da mia moglie). Il gioco è semplice e veloce. Ho anche l'espansione Europe 1912.

Chiude lo scaffale Dominion:


  • 2-4 giocatori

  • 30 minuti

  • età 8+
Gioco di carte che nel 2009 ha avuto un grandissimo, e per me incomprensibile, successo. Gioco semplice e veloce. Strategicamente è molto elementare ma è entrato subito tra i giochi più apprezzati sul sito specializzato BGG e ha permesso presto la realizzazione di diverse espansioni. La più apprezzata è Dominion Intrigo.

Passiamo alla mensola con i party game, ultimo arrivato è Fantascatti:


  • 2-8 giocatori

  • 20-30 minuti

  • età 8+
Appena arrivato questo gioco di carte ha raccolto le simpatie dei familiari. Regole in meno di 1 minuto per un gioco che fa della prontezza di riflessi e del colpo d'occhio il suo punto di forza. Divertentissimo e frizzante.

Sotto abbiamo No Merci:


  • 3-5 giocatori

  • 10 minuti

  • età 8+
Molti nomi (la verione italiana è No Grazie) per questo gioco di carte che senza impegno si lascia giocare volentiri. Dopo ogni partita ho fatto volentieri una seconda e una terza...

Sempre della Dal Negro ho Corsari:



  • 2-4 giocatori

  • 15 minuti

  • età 8+
Gioco di carte di Leo Colovini, con belle illustrazioni, che ricorda il ramino o la scala reale. Semplice e simpatico una partita mi scappa via volentieri.

Ecco Citadels:


  • 2-7 giocatori

  • 60 minuti

  • età 10+
Uno dei migliori giochi di carte in circolazione, apprezzatissimo su ogni sito specializzato, questo gioco dell'italiano Bruno Faidutti ha delle meccaniche semplici ma che necessitano di intuito e bluff. Un buon titolo, al suo interno si trova già l'espansione The Dark City che lo rende più longevo.

Ultimo per oggi Zack & Pack:



  • 3-6 giocatori

  • 30 minuti

  • età 10+
Dalla scatola eccessivamente grande per il suo contenuto, questo gioco è molto simile a Fantascatti. E' un gioco di velocità d'esecuzione e colpo d'occhio. Il suo principale pregio è che ci si diverte moltissimo anche se secondo me la fortuna l'ha da padrone!

Per ulteriori info sui giochi boardgamegeek o la Tana dei Goblin.


FINE PRIMA PARTE --segure--

giovedì 24 novembre 2011

Pietro


Il 1-11-11 è nato Pietro, qui il giorno della sua nascita. Che spettacolo!

giovedì 30 giugno 2011

Ho battuto Jorgen Martensson



A qualcuno dovevo subito raccontarlo:
Driiin, Driiin!!!
"Ale, Tutto bene?" mia mamma dalla Puglia.
"Ho battuto Jorgen Martensson!"
"E chi è?"
"Mamma tu non sai mai nulla!"


Ho trovato lo dico al mondo intero con il mio blog, anche se non ci scrivo sopra da un pezzo e nessuno se lo fila:
HO BATTUTO JORGEN MARTENSSON!
Ok, andiamo con ordine, facciamo un passo indietro, anzi, mettetevi comodi che ve lo spiego per benino!

Seduti?

Ok, cominciamo:
Oggi ero a passeggio per Buda (la parte collinosa di Budapest) con Roberta. Un po' di shopping, un po' di turismo ma sapete com'è, con quella pancia Roberta mi si stanca subito. Pietro, almeno questo è il nome che ad oggi pensiamo di dare al pancione (ma potrebbe ancora cambiare), comincia a farsi sentire; i medici dicono che ora dovrebbe pesare 400 g, ma Roberta è aumentata di 7 Kg. Valla a capire la matematica.
Comunque, non divaghiamo, Roberta era stanca e voleva tornare in albergo, allora scendiamo verso il Danubio e cosa vede il suo occhietto vigile e attento?
Sì, occhietto vigile e attento, perché sempre lei giorni fa ha individuato sul lago Balaton due auto ungheresi con il lanternino. Questa volta mi pesca un indigeno con in mano una lanterna. Pare proprio la 100!
"Alto là, cos'è? Orienteering?"
Cominciano a brillarmi gli occhi e vedo il fantomatico posatore con una bellissima cartina del Palazzo Reale di Buda. Pare stia organizzando un allenamento per degli svedesi!
Mi faccio dare due coordinate e in men che non si dica porto Roberta e Pietro all'albergo, indosso un paio di short di basket ed eccomi di nuovo in riva al Danubio.
Mi intrufolo chiedendo informazioni e generando un po' di scetticismo tra gli organizzatori anche per colpa del mio abbigliamento.
Mi spiegano che ci sono tre percorsi: corto, medio e lungo. Opto per il medio, ma quando sento che è di 2.500 metri chiedo di fare il lungo che è di 3.000 metri.
Gli organizzatori cercano di persuadermi: "la distanza in linea d'aria non corrisponderà a quello che farai, diventerà il doppio, e poi c'è la salita..."
Riesco a convincerli solo tirando fuori la mia Si-card. A questo punto mi riconoscono e mi fanno entrare nel branco.
Ok, posso partire.
Clear e Check ed eccomi a correre per il centro di Budapest!
Subito una salita per andare alla 1. La 2 è lì a pochi metri, ma dall'altra parte delle feritoie del muro del castello. Per arrivarci devo correre in cima al Palazzo Reale e scendere dall'altra parte! Ora capisco cosa intendevano con "diventerà il doppio".
Alla 3 voglio fregarli. Scelgo la scelta alta ma ben presto ho dei dubbi sulla sua bontà. Dubbi che diventano certezze quando scopro che la pioggia ha reso l'erba del fossato viscidissssSSSS!!!!!
Ok sono per terra!
Mi rialzo e oooopsssSSS!!!!
Sono ancora a terra illuminato da flash di giapponesi e intimorito da occhi perplessi di ungheresi.
I miei short gialli dei Lakers paiono ora i calzoncini degli All Blacks. Riparto e fino alla 8 non combino pasticci quando, andando alla 9, da lontano vedo un orientista con maglietta arancione che corre verso di me. Quando siamo ormai vicini giriamo entrambi nella stessa via. Maglietta arancione ha qualche metro su di me. Guardo bene e cavoli, dietro a quegli occhialini c'è proprio Jorgen Martensson (si legge con la O al posto della A)!
Accelero un po' e riesco ad affiancarlo. Non mi par vero. Aumento ancora, lo supero e gli dico: "This is my dream". Lui sorride, poi una macchina quasi mi mette sotto: "Be careful" mi dice; che poi a me, quando me lo dicono mi viene sempre in mente l'Euromercato di Paderno che i francesi hanno rinominato Carrefour, ma a me e agli altri vecchietti di Paderno ci piace sempre chiamarlo l'Euro. Uffi! Alla faccia di Carla Brunì!
Ma torniamo al mio sorpasso! Ho superato Jorgen Martensson (con la O), già questo potrebbe bastare ma decido di superarmi. Capisco che sta facendo il mio percorso, ci siamo passati là dove il percorso faceva un incrocio, lui andava alla 14, io alla 9. Visto il suo ritmo penso che accelerando potrei batterlo. Già vedo titoloni sulla Gazzetta dello Sport. Mica potrà andare in giro a dire che non si era impegnato.
E' il momento di volare. Dalla 9 alla 13 corro come il vento. La 14 è la tratta che ho fatto al suo fianco. Apro la descrizione punti che tengo stretta in mano e vedo che sono solo 17 le lanterne; E' quasi finita. Il finale è incasinato per via degli incroci. Punzono la 15 nel giardinetto, corro verso la 16, ma non di lì, di qua. Fatta, e ora verso la penultima, la numero? Mannaggia non è la diciassette.
Nooooooooooooooooooooo!
Al posto della 16 ho punzonato la 8 e ora sto correndo verso la 7 che ho già fatto!
Virata, si torna indietro e gara alle ortiche!
Eccomi un po' sconsolato: 16, 17 e finish!
Porca paletta, c'è mancato poco. Mi sono comunque divertito. Ma quanto avrò perso? Mi sa almeno 3 minuti, e sì! Cavoli, ce l'avrò fatta a batterlo comunque? Difficile, perdirindina.
Al ritrovo rivedo Jorgen e vorrei dirgli: "ti è andata bene che ho sbagliato..." ma non trovo il coraggio. Faccio i complimenti agli organizzatori e insisto per pagare la garetta visto il divertimento provato.
Gli chiedo se metteranno le classifiche su Internet per poter vedere i risultati ma mi dicono che non hanno un web site. Peccato.
Poi mi chiamano e mi mostrano comunque la classifica. Sono 6°: 28' 40", il primo ci ha messo 22', inarrivabile! Ma, attenzione, Jorgen Martensson ci ha messo 29' 47"! L'ho battuto!!!!!!!!


Ma come non sapete chi sia?
Mi sembrate mia mamma.
Vi dico solo che nel 1996, quando io ho iniziato a fare orienteering lui vinceva l'O-Ringen.
E in Svezia esiste un libro con la sua vita che si intitola 'Mr.Orienteering'
E comunque si legge MOrtensson! Perchè la A ha il cerchietto sopra.
E comunque anche Wikipedia, quella italiana, sa chi è Jorgen Martensson.
E comunque non è vero che non si è impegnato.
E comunque io l'ho battuto, anche se domani non lo troverete scritto sulla Gazzetta dello sport perché parla solo di calcio!

domenica 10 aprile 2011

Valcava

Grande gara oggi in Valcava per il primo Raid Avventura.
Verso gennaio Roberta mi evidenza sull'agenda la data del 10 aprile, la sua ex società, il Nirvana Verde, organizza questa gara d'altri tempi. Corsa d'orientamento di 15 km (in linea d'aria, se ne faranno di più) con 1.000 metri di dislivello (se non si sbaglia percorso). Pochi giorni prima della gara però il forfait di Roberta mi costringe a cercare un sostituto, per fortuna trovo Yuko Ogino!

Al via, a San Gottardo di Torre De' Busi a 400m slm, una ventina di squadre; a guardarli sembrano tutti dei tori, corridori da corse in montanga! Io e Yuko partiamo al piccolo trotto, anche perché il primo punto si trova 400 metri di dislivello sopra di noi, ma nessun sentiero tira su diretto. Noi optiamo per la scelta di sinistra che si rivelerà molto buona. Tre coppie di corridori ci superano ma non ce ne curiamo, continuiamo al nostro ritmo.

Per andare alla 2 altra sceltona, stare in costa e allungarla oppure discesa e salita. La prima sembra nettamente la scelta migliore, ma non tutti la penseranno così. Tratta lunghissima e cominciamo ad alimentarci, la sella con il punto di controllo la si vede da lontanissimo, ma pare non arrivare mai! Alla fine eccoci e anche con il morale in poppa vedendo coppie avversarie fare scelte discutibili.

Andare alle 3 però sarà anche più dura con una tratta non lunghissima ma con massima pendenza, dai 900 metri ai 1.300 tutti d'un fiato. All'ultimo cambio idea, niente direttissima ma sentiero leggermente più morbido e all'ombra sulla sinistra. Arriviamo in cima e Mario mi conferma che saremo gli unici ad aver fatto questa scelta. Ci comunica anche che non siamo lontani dai primi.

La 4 è l'ultima lanterna in salita, ma molto più morbida. Siamo in Valcava a 1.400m slm. Qui finiamo di bere e mangiare perché le ultime due lanterne saranno tutte d'un fiato in discesa. Per andare alla 5 bisogna solo stare attenti a prendere il sentiero giusto, l'unico adatto per l'attraversamento della valle di Sogno. Il sentiero in discesa è coperto dal fogliame autunnale e per questo insidioso.

La tratta tra la 5 e la 6 invece regala tantissime scelte di percorso e richiede una buona lettura della carta, sono i nostri punti di forza. Decido anche qua di non fare strade asfaltate ma di tenermi sui sentiero di trekking sengnalati (quelli rossi), scelta che pagherà visto che dopo il lungo sprint che dalla 6 porta al traguardo scopriremo di essere arrivati primi del percorso corto, anche considerando le coppie uomo-uomo!

L'esperienza è stata esaltante a prescindere dal risultato. Devo dire che questo genere di gara mi piace molto, posto bellissimo con panorama mozzafiato, sole e clima ottimo; e soprattutto bravissimi gli organizzatori!

giovedì 25 novembre 2010

Giochi di società

Dopo Essen 2010 è il momento di parlare di giochi di società.


Ecco una piccola sintesi dei giochi del momento, cosa mi sento di consigliare tra i nuovissimi e i grandi classici.


Partiamo da Age of Empires III, del 2007 con un'ottima ambientazione sull'età della colonizzazione. Un gioco non semplice ma che regala molte soddisfazioni.


Cambiamo completamente genere e passiamo all'eroe del 2010: Dixit, gioco semplicissimo e geniale proprio per la sua adattabilità a tutti i palati. Amato dai giocatori occasionali è un perfetto party game che sta facendo incetta di premi tra cui l'ambito Spiel des Jahres. Già uscita l'espansione Dixit 2.

Tra le novità consiglio London (praticamente un gioco di carte), il nuovo di Wallace e Schwarzer Freitag il nuovo di Friese, sell'andamento delle borse.


Ora a ruota libera cito: Glory to Rome, gioco di carte dalla grafica imbarazzante, ma molto profondo; l'apparentemente banale Pueblo, gioco invece molto diabolico e cattivo; Rattus, divertente; King of Siam, molto carino; Caravelas, innovativo nelle meccaniche; Chinatown, da far casino e Liberté unico nel suo sviluppo di maggioranze.


Tornando indietro negli anni invece vi cito in rigoroso ordine di durata (dal più corto al più lungo): Samurai (voto 7); Dominion (7); Carolus Magnus (7); Race for the Galaxy (7,5); Thurn und Taxis (7); Vasco da Gama (8); Power Grid (7,5); Age of Steam (8); Le Havre (8).

Chiudo con due giochi x due giocatore: Mr.Jack e Mr.Jack Pocket; giochi con lo stesso tema di fondo ma completamente differenti! Molto bellini!

mercoledì 1 settembre 2010


Così al volo mi vengono in mente tre film con la collaborazione Freeman/Eastwood. Parlo del bellissimo Gli Spietati, poi mi viene in mente The Million Dollar Baby (entrambi se non vado errato vinsero l'Oscar per il miglior film) ed ora questo bellissimo Invictus.

Tre film diversi ma egualmente fantastici. La storia nota di Invictus viene valorizzata da una grandissima interpretazionedi Morgan Freeman al quale non capisco come mai non sia stato assengato l'Oscar, da segnalare anche la presenza di Matt Damon nel ruolo del capitano degli sprenbox..........

Il film si accoda alla recente serie di capolavori dell'ex-tenente Callaghan che dopo tanti scadenti western ha inanellato capolavori del calibro di 'Un mondo perfetto', 'Gli intoccabili', 'Un mondo perfetto', 'Potere assoluto', 'Million Dollar Baby', 'Mistyc River', The Million Dollar Baby', 'Grand Torino' e appunto 'Invictud'.

Voto: 7,5

giovedì 24 giugno 2010

Le HAVRE

Senza dubbio uno dei giochi in scatola, board game, più belli attualmente in giro.
Dallo stesso autore di Bohnanza (Semenza in italiano) e del pluripremiato Agricola, Le Havre è un gioco profondo che si basa sulla gestione delle risorse.
Tra i difetti aggiungo subito che potrebbe risultare molto lungo, specie quando si gioca in 4 o 5. In questi casi però la partita diventa ancora più bella perché si potrà utilizzare la totalità delle carte a disposizione.
Tra le cose che più mi affascina è poter costatare che ogni partita segue un binario diverso e per conquistare la vittoria si possono seguire strategie molto differenti tra loro.
Consigliatissimo soprattutto agli appassionati giocatori di giochi tedeschi!

martedì 30 marzo 2010

Alice in Wonderland


Tim Burton, sempre lui... piace da impazzire o delude, il suo stile non si addice alle mezze misure.

Molto più fumetto che 3D il film spicca per i personaggi fantasiosi del romanzo, dalla Regina di Cuori deformata, allo Stregatto fluorescente, il Cappellaio Matto 'Johnny Depp' e i ciccioni Pinco Panco, Panco Pinco.

Voto: 6

lunedì 22 marzo 2010

Taverne 2010

Teatro della finale dei campionati mondiali giovanili in Svizzera. Questa la frase che ogni ticinese usa per promuovere una gara sulla cartina di Taverne. E sì che si tratta di un bosco all'apparenza insignificante, non bisogna arrampicarsi sui monti di Isone, Arosio o Monte Generoso. Taverne è un collinozzo a cavallo dell'autostrada, un po' come la cartina di Pian Sciresa sul Monte Barro a Lecco.

Ma la fama di Taverne è meritatissima, curve di livello come da tradizione elvetica abbinate a movimenti del terreno nervosi e ad una fittissima rete di rocce spesso a strapiombo. La parte occidentale della carta è molto secca mentre la parte orientale è ricca di corsi d'acqua.

Mi presento alla seconda prova del TMO con una spalla malconcia, reduce da uno scontro di basket.
La gara inizia con una rampazza di 40 metri solo per andare dal via alla svedese; faccio due sbavature alle prime due lanterne e una scelta troppo sicura per andar alla 3, ma mi sento in palla, dopo 8' di gara incrocio Rosella Talamona che mi indica la strada per la 4, sono nella zona più irregolare della carta ma leggo molto bene le curve di livello e dopo 24' ho già timbrato le prime 9 lanterne su 13.
La tratta 9-10, lunga, è comune a tanti percorsi, scelgo di scendere sul sentiero vicino alla strada, che dolori alla spalla per scendere ma la scelta si rivela azzeccata, anche se a questo punto avrei potuto prendere la strada...
Il finale è molto veloce ed è quasi impossibile commettere errori, chiudo la prova soddisfatto: 39' per un quarto posto onesto, ed ora speriamo di guarire, la Spagna si avvicina!

link per vedere percorso e scelte selezionare percorso MAK.

Risultati alterni per i miei compagni di viaggio, Massimo Accorroni chiude terzo in M50 e Rosella penultima in W40.

giovedì 4 marzo 2010

Prime gare di ori 2010

Complimenti a Unione Lombarda e a Nirvana Verde per le due gare organizzate il week-end scorso.

Sabato al Monte Stella (Milano) è andata in scena la prima prova della MILANO NEI PARCHI, per la cronaca oltre 500 atleti provenienti dalle scuole del milanese. Veramente bravi gli organizzatori. Tra gli agonisti diversi Campioni Italiani: Lucia Sancilotto, Oscar Galimberti, Alberto Grilli e Andrea Battelli.
Il percorso agonisti prevedeva un doppio giro, peccato che pensassi fosse solo uno e al cambio carta avevo già finito le energie! Alla fine comunque credo di essere arrivato secondo anche grazie a diversi squalificati.
Milano nei Parchi sul sito Unione Lombardo.

Domenica si va al Monte Barro (LC) per il terzo Trofeo Lombardia curve di Livello. Il Nirvana si supera organizzando una gara con formula molto curata, due cambi carta con primi 2 giri a Score. Nella categoria assoluta la battaglia è serrata. Alla fine vincono due ticinesi (i Guglielmetti), terzo Mark Hayman che mi passa nel finale. Io concludo quarto e primo italiano, molto orgoglioso della mia prova, anche qui nomi illustri squalificati. Fra le donne vince Julia, ma si difende molto bene anche Roberta. Alla fine mi tocca andare anche a ritirare le lanterne.
Articolo sul sito di Varese - Classifiche e carta su Nirvana Verde.

sabato 30 gennaio 2010

Caspolada la chiaro di luna


Ottava edizione della Caspolada di Vezza d'Oglio.

Per me la seconda dopo la durissima prova del 2008. Quest'anno al via con Oscar (nella foto), Roby, Elena e Danilo!
Grandissima organizzazione (quattro grandi ristori, cena, spogliatoi, docce bollenti), percorso nervono con strappettini e tempo fantastico con clima clemente, poco vento e qualche stelle tra le nuvole che coprivano la luna...

Il tracciato prevedeva di costeggiare l'Oglio fino a Temù e ritorno... molto carino.
Io ho fatto l'intera gara con Roby e siamo soddisfatti del nostro tempo: 1h e 43', niente in confronto all'ora e 5' del socio o ai tempi dei primi, ma è stata comunque dura.

Al via 160 (anche Elena e Danilo) a fare la competitiva e altri 4.000 a fare la non competitiva.

mercoledì 27 gennaio 2010

Avatar


Ho sentito che l'avvento di Avatar avrebbe cambiato la storia del cinema... un po' come quando si passò da muto al sonoro...
Esagerazioni!!!

Il film tra l'altro ha una trama scontata e rivista... una versione futurista di 'Balla coi lupi', o di tanti, tantissimi altri film con la tematica invasori contro indigeni, questi ultimi di solito più maturi nel rispetto di madre natura.

Ma James Cameron (Terminator e Terminator 2, Aliens - Scontro finale, True Lies, Titanic) non si è mai messo in evidenza per trame importanti, bensì per effetti speciali innovativi, e anche questa volta non ha deluso.
Ho visto diversi film in 3D, ma Avatar ha sicuramente l'Oscar per l'emotività che trasmette: paesaggi incantevoli con pollini e nevischio che toccano lo spettatore... frecce che fendono l'aria nel seggiolino accanto e inseguimenti nella giungla, voli a cavallo di dragoni alati e tuffi in cascate profondissime, tutto vissuto in prima persona...

Per questo Avatar resterà impresso nella mente degli spettatori e anche per questo merita di essere visto. Il film è decisamente lungo, ma per gli amanti delle nuove tecnologie visive ne varrà la pena.
Tra gli attori ottima a mio avviso l'interpretazione (ma anche il personaggio) di Sigourney Weaver, incredibile invece come tutti gli attori siano letteralmente irriconoscibili sul pianeta Pandora a cominciare da Neytiri che per la cronaca è Zoë Saldaña.

Voto: 7