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lunedì 20 febbraio 2023

MOO 2023

Ci sono gare per le quali non si dorme la sera prima e la sera dopo, ognuno ha le sue, io ad esempio ho il MOO. Solitamente la sera prima sono un po’ teso, non tanto per la prestazione ma perché è una gara che coinvolge anche il compagno di squadra e poi c’è l'aspettativa da parte degli avversari che ti riconoscono come outsider. La notte successiva invece mi trovo a ripensare ad errori, dettagli, scelte che avrei potuto fare in maniera diversa.

Il ritrovo dell’edizione del ’23 del MOO è a sud della fermata Romolo della Metro, in un accogliente e avveniristico edificio gestito da Amiacque. Ai nastri di partenza un numero impressionante di squadre (54), tantissimi amici orientisti, i soliti noti che non mancano mai a queste gare pazzerelle, inoltre qest'anno vedo alcuni inaspettati besanesi. Al gruppone si aggiunge la mia collega Ilaria, in compagnia di Giuseppe e di altri due suoi amici a formare i Tutto Arrosto. Io, come nelle ultime edizioni, corro con Eu. I preparativi tra noi sono stati pochissimi, da coppia collaudata abbiamo dato un po’ per scontato tutto e ci siamo presentati al via senza troppi briefing.

Remo, l’organizzatore dell’evento, come al solito illustra a cosa andremo incontro con dovizia di particolari, specie quando parla della mappa 3 SCALO FARINI che pare decisamente avventurosa. La spiegazione complessiva dura più del solito e ammetto di essermi perso alcune informazioni che si riveleranno importanti. Terminata l’ultima parola di Remo, quasi improvvisamente, ci troviamo in gara, io sono intento a decodificare la chiave d’accesso dell’app che ci fornirà le domande da rispondere, Eu parte alla ricerca della mappa e con passo sicuro mi porta verso il primo punto di controllo.


Il giro del prologo è abbastanza semplice e velocemente recuperiamo anche le mappe successive. Ci dirigiamo subito verso i binari della metro per sentire in lontananza la ripartenza di un convoglio. Siamo sulla banchina insieme alla squadra di Tasso e Ruspetta (Bugo e Chiara), stiamo definendo e disegnando il percorso migliore da seguire ma senza trovare il pennarello adatto che avevo preparato. Nel frattempo la stazione si riempie di squadre e concorrenti. All’improvviso sentiamo arrivare un treno, ma nel binario di fronte. L’insegna luminosa che indica la destinazione del treno recita ABBIATEGRASSO, esattamente dove c’è la mappa 4 STADERA, visto che la linea verde della Metro ha una biforcazione penso non sia male approfittarne e salire su quel treno. Rapido scambio di sguardi con Eu e decidiamo di lanciarci su quel treno dove troviamo, tra gli altri, i team Ruska muha (ovvero il Grilli in solitaria), Quelli del 67 (SteGal + Giovannini) e Gli Scappati di Casa (Giada + Damiano).


Avendo effettuato all’ultimo il cambio di programma non siamo pronti. Eu, che conosce la zona, parte con la mappa verso i punti di controllo. La sezione è la più originale e interessante della giornata, si devono trovare le risposte alle domande ma, allo stesso tempo, bisogna riconoscere la posizione di negozi raffigurati in vecchie foto, in punti precisi dove oggi il negozio è stato soppiantato da un appartamento fronte strada. Noi non siamo brillantissimi nella risoluzione del tutto perdendo qualche minuto di troppo ma come per il prologo rispondiamo esattamente a tutte le domande senza accumulare penalità.


L’errore lo commetteremo nel punto speciale che ci costerà 60’ aggiuntivi. Simpatica l’idea di dover cercare, a sud di ogni punto, delle tracce microscopiche di vernice viola. Peccato che una volta trovate le tracce e seguita la pista non ci accorti della biforcazione finendo fuori zona (pare che Remo abbia precisamente spiegato il tutto durante il briefing ma me lo sono bevuto). Una volta giunti al termine della traccia viola abbiamo cercato vanamente il portone da fotografare perdendo tantissimo tempo senza trovare la soluzione. Frustrante veder passare via via verso le mappe successive Quelli del 67 e a Gli Scappati di Casa.


Rinunciato al punto bonus, mentre ci stiamo ridirigendo verso la mappa 3 SCALO FARINI, un messaggio su whatsapp di Remo che ci informa di non fare i 4 punti più impervi della zona perché offlimits ed inoltre presidiati dalla vigilanza.

Risolviamo così agilmente i punti rimasti velocemente e riprendiamo treno e poi metro per giungere a nella mappa 2 CENTRALE. Qui non sono per nulla soddisfatto dell’ordine con cui abbiamo risolto i vari punti di controlli. I diversi livelli, la tanta gente presente e la particolarità delle stazioni sotterranee che si intersecano, non ci aiutano a valutare il percorso più efficiente. Inoltre Il punto di controllo 29, quello all’aperto ci mette in crisi: la domanda con relative specifiche ci complica la vita e ci disorienta, passiamo qualche minuto con Gli AGO nel pagliaio e i Bella zio ad interrogarci sulla risposta, alla fine fortunatamente scegliamo la risposta corretto. Peccato però che io canno la risposta 21 che fa riferimento alle bocchette antincendio su una colonna; a mia parziale discolpa la presenza dell’omino che stava facendo manutenzione proprio lì e impallava la visuale corretta, la realtà è che ho risposto con troppa fretta e poca attenzione.


E’ il momento di arrivare alla stazione di Lambrate. Qui incontriamo tante squadre che stanno cercando di salire su ascensori guasti (la risposta di una domanda era proprio lì). In questo punta sezione 7 LAMBRATE, non c’è una mappa ma dobbiamo seguire un video e ripercorrerne le gesta. L’idea è molto suggestiva e simpatica, la velocità del video però è frustrante per chi sta cercando di guadagnare secondi preziosi, allora decidiamo di procedere più velocemente saltando dei pezzi di video, questo ci farà perdere alcune domande e alla fine perdere più tempo.

Al termine del video prendo io la mappa 5 TANGENZIALE e lascio a Eu l’app. E’ il momento di una mappa di orienteering classica, ci troviamo sotto la tangenziale Est di Milano, in un angolo della città decisamente poco frequentato. La mappa si presta a correre un po’ e questo ci permette di superare qualche altra squadra come c’è realmente da correre e superiamo qualche squadra come i Besanemucho, Rossopiuma Felix e i Noi ci siamo, ma soprattutto, i Tutto Arrosto di Ilaria. Al termine del percorso dobbiamo scavalcare una cancellata per nulla bassa, vedo però che agilmente tutti i team non si fanno problemi.


Ora siamo lontani da ogni nuovo punto di controllo e anche da ogni Metro. Anche se la fortuna con i mezzi pubblici fino ad ora non ci ha sorriso facendoci attendere troppo, proviamo a dirigerci verso la fermata dell’autobus 54. Appena vediamo un autobus in lontananza ci lanciamo di corsa verso la fermata, sfortunatamente non si tratta del nostro autobus ma di un 39. Prendo anche il rimprovero di una signora un po’ in là con gli anni che mi ammonisce per l’ignoranza: “Ma non vedi che è arancione? L’autobus 54 è verde” Sempre detto che c’è sempre da imparare dai più esperti!


Malgrado la buona volontà ci tocca farci di corsa tutto il trasferimento fino a Largo Murani alla ricerca del disco dei Pink Floyd da selfare. Sono abbastanza provato dallo sforzo ma Eu mi tira il collo anche per portarci verso la mappa 6 ARGONNE dove, nostro malgrado, commettiamo il secondo errore contando male le prese per arrampicata presenti sul complesso attrezzo ginnico del parchetto. In realtà calcolo erroneamente anche il numero di facce di un dodecaedro (i monoliti che formano l'attrezzo ginnico) pensando fossero 10 e non 12.

Questa mappa ci porta fino a Piazzale Susa e poi Dateo, ma soprattutto ci sono due punti da risolvere stando sul treno nella tratta Porta Vittoria - Forlanini. Correndo in banchina vediamo un treno che sta per partire (il primo mezzo preso al volo della giornata) peccato si diriga in direzione opposta e ci porta in Porta Venezia. Una volta preso il treno giusto non riusciamo a leggere le risposte corrette anche perché ci troviamo sul binario più lontano rispetto agli edifici. Decidiamo quindi di riprendere il treno in direzione opposta e con maggior cognizione di cosa stiamo cercando. La scelta si rivela vincente perché rispondiamo correttamente alle due domande, anche se la seconda la tiriamo ad indovinare aggiungendo una lettera alla parola che eravamo riusciti a leggere visto il suggerimento che specificava 7 lettere. A conti fatti però non sappiamo se abbiamo impiegato meno dei 40 minuti che ci sarebbero stati abbonati grazie a queste due risposte.


A questo punto non è nemmeno tanto presto, ci mancano solo 2 punti speciali, ma solo dislocati in posizioni scomode della città. Il primo selfie da fare è di fronte al negozio Louis Vuitton in San Babila. Le zucche sono state rimosse e quindi ci accontentiamo di beccare la scritta facendo la foto da lontanissimo. Ora però ci tocca arrivare fino allo scomodissimo mosaico al Parco Ravizza. 


Partiamo a piedi verso Piazza Fontana sperando di intercettare il 15 o addirittura il 3. Smanetto un po' con l'app dei mezzi pubblici ma mi dice che dirigendomi a piedi o aspettando i mezzi ci avremmo impiegato lo stesso tempo. Decidiamo di correre. Ad un certo punto intercettiamo un tram, anche se non siamo ad una fermata chiedo al conducente di aspettarci alla prima fermata. Facciamo una corsa tremenda di circa 400 metri per prenderlo, l'autista effettivamente ha tardato a partire malgrado il verde per attenderci, una volta sul tram però mi accorgo che non è il 15 e nemmeno il 24 che in qualche modo mi sarei fatto andare bene comunque ma si tratta del 16 che a Crocetta avrebbe girato in direzione Lamarmora e non in Porta Vicentina. Scendiamo alla prima fermata dal tram e continuiamo di corsa fino a questo maledetto Viale Sebastiano Bach.

Giusto il tempo di fare l'ultimo selfie e ci vediamo partire all'altra estremità del parco la 90 che avremmo voluto prendere. Non ho più le forze di correre dietro al filobus anche se Eu accenna un'ultima sfida contro i mezzi pubblici che inesorabilmente perderemo. Ci tocca aspettare una decina di minuti alla fermata, nel frattempo ci raggiungeranno gli SpaceX di Anna Sedran, i xente MOOlesta e ancora Quelli del 67. Ci tocca lo sprint finale per arrivare al ritrovo.

Finalmente la gara è conclusa, non sono riuscito a far partire l'orologio per tempo e quindi non so quanti km abbiamo percorso a piedi ma immagino una ventina. La classifica non sarà clemente, infatti oltre ai 2 errori e al punto speciale errato si aggiungono due errori di battitura. La classifica ci relega al 16° posto, mio peggior risultato di sempre ad un MOO, poco importa, ho passato una bella giornata e ora chissà per quanto tempo andrò avanti a ripensare all'ordine corretto migliore per rifare tutto e a gli errori che l'anno prossimo non vorrò più rifare!

domenica 6 febbraio 2022

Moo Milano 2022


Ennesima stupenda prova del Moo Milano, la sfida organizzata da Remo Madella in giro per Milano.

L'edizione 2022 è stata particolarmente sparsa per la città, soprattutto se si desiderava inseguire anche i punti bonus: 5 presi dell'archivio storico ATM e l'ingresso più instogrammato di Milano.

Come agli ultimi Moo la mia compagna di squadra è Eugenia, il nome della squadra sempre noname, inoltre abbiamo il pettorale 7, il numero preferito da Eu.

Al via tantissimi amici cominciando da Manuel, con Leo, collega che ho convinto a provare questa pazzia, ma c'erano anche gli orientisti: Mark e Jason, Marta e Benia, Davide e Chiara, Davide e Paola, Stefano e Marco, Giorgio e Chiara, Alessandro e Massimo, Alberto e Roberto, Paolo, Piero, Emanuela, Dario, Elisa, Laura, Samuele... 

Il freddo di un mattino di febbraio accompagna la spiegazione di Remo che si sofferma su ogni singola mappa che troveremo nella busta. Guardare le facce attonite dei partecipanti non ha prezzo, specie quando viene spiegato che dovremo attraversare, con i piedi nell'acqua, il Naviglio della Martesana.

Poco dopo le 10:30 si parte con il PROLOGO in zona Famagosta. Noi siamo vittime di una falsa partenza per via dell'app che non funziona a dovere. Ci troviamo ingarbugliati tra le squadre più lente, quindi in maniera frettolosa risolviamo la mappa per precipitarci nella metro verde. Siamo i primi a scendere sui binari ma ci accorgiamo di aver lasciato indietro la lanterna 13 e la foto. Il treno è atteso in 6 minuti e mezzo, valutiamo se risalire e recuperare i punti ma optiamo per lasciarli in coda e sfruttare il tempo per pianificare la strategia di gara.

Scegliamo di andare a Conciliazione e cambiamo a Cadorna e passando sulla metro rossa. Facciamo i due selfie "aggiornando" le immagini storiche prese dall'archivio dell'ATM in zona Corso Vercelli, poi riprendiamo la metro rossa fino a Cairoli. Ci troviamo nella mappa più bella di questa edizione, qui sono state cartografate solo le pavimentazioni delle strade con PAVE', sampietrini o ciottolato, tutto il resto non è mappato. Le domande non sono complesse ma contare i paletti davanti alla chiesa e gli ovali dorati sulle vetrine si rivela a rischio errore.

Terminata la seconda mappa ci dirigiamo alla stazione di Cadorna dove prendiamo il treno R13 per Domodossola, qui recuperiamo il selfie dell'ingresso instogrammato di Viale Certosa per poi tornare in stazione e prendere il treno S4 verso BOVISA. Abbiamo nuovi problemi con l'app ma non troviamo particolari difficoltà a rispondere alle domande. La parte più divertente è cercare di compilare la "lapide" con le incisioni dei nomi delle vie. Per le scritte più alte prendo in spalla Eugenia che ad ogni tentativo mi sembra più pesante...

Torniamo in Bovisa e ci buttiamo sopra il treno S1 che va a Lodi con la speranza che fermi a Garibaldi. Fortunatamente le porte si aprono e ci lanciamo verso gli enigmi della mappa minimalista di ISOLA dove troviamo cartografati solo funghi riscaldanti e dehor.

Ascoltando i consigli di Eu evitiamo di andare a Istria con la lilla e farci il lungo trasferimento a piedi fino alla mappa Bing, ma optiamo per la metro verde fino a Lambrate per il terzo selfie ATM. Tornando verso la metro Eu si attarda un attimo di troppo per recuperare la C su una "lapide", questo la porta ad essere qualche secondo staccata da me, quanto basta per perdere il treno, sempre della metro verde, che ci avrebbe portato a Cimiano, io provo un paio di volte a tenere le porte aperte ma alla fine desisto e lascio ripartire il treno. Aspettiamo 7' il convoglio successivo che risulteranno decisivi.

A Cimiano inizia la lunga corsa che ci porta verso la mappa GORLA. Qui il mio ginocchio comincia a farsi sentire. Questa doppia mappa incrociata mi mette un po' in difficoltà come navigazione, gli enigmi però sono semplici. Finita la lunga traversata tra vie private e parchetti percorriamo la ciclabile della Martesana fino alla mappa BING, orientisticamente banale ma simpatica per via della domanda dislocata e per il già citato attraversamento del Naviglio. Io e Eu decidiamo di non toglierci scarpe e calze proseguendo con i piedi fradici. Dall'altra parte del canale fortunatamente ci sono gli Animals che mi aiutano a risalire sul muretto.

Dopo aver risposto a tutte le domande tranne a quella annullata con la parola tedesca sopra LETTERE facciamo una lunga corsa verso Rovereto dove prendiamo la metro rossa fino a Palestro, qui scendiamo per gli ultimi due selfie ATM. I trasferimenti sono lunghi e io sono esausto e con il ginocchio in fiamme malgrado ci fossimo rifocillati a dovere. Dopo la foto in via Monforte, al posto di andare verso i tram 9 e 29, come suggerito da Eu, punto al tram 15 che però è lontanissimo. Arrivati in Corso di Porta Romana sono morto e decidiamo di ripiegare sul tram 24 che sta giungendo, lo prendiamo al volo fino all'incrocio con la 90-91. Logicamente i filobus non passano e ci tocca proseguire di corsa fino all'ultima mappa, BOCCONI, una zona malservita dalle metro ma particolarmente cara a Remo visto che già due anni fa ci aveva portati fino a qui. In questa mappa facciamo l'unico errore non contando correttamente le C di un cartello.

Dopo aver incrociato diversi orientisti prendiamo il filobus full electric 91, stranamente senza avversari intorno come nota con stupore di Eu. A Romolo prendiamo per l'ultima volta la metro verde fino a Famagosta dove recuperiamo quanto non fatto all'inizio e corriamo all'arrivo. Con poco più di 6 ore di gara concludiamo la prova e ci piazziamo al terzo posto dietro a Samuele e agli Animals che ci precedono proprio dei 7' lasciati sulla metro incriminata. Alla fine siamo comunque andati oltre le aspettative con tutti i bonus conquistati, tutte le mappe raggiunte ed un solo errore.

Stanchi, divertiti e soddisfatti; questa la sintesi dell'ennesimo Moo perfettamente organizzato.

Mi accingo a segnalare come al solito le imprecisioni tecniche che ho riscontrato. Parto dall'app che spesso ci si è impicciava e ci ha fatto rimpiangere il vecchio e amato foglio di carta, in questo caso però siamo noi nostalgici e non certo una sbavatura organizzativa, anzi... L'errore più grave invece, a mio avviso, è legato al doppio cerchio sulla mappa master all'altezza di Garibaldi. Altra informazione non necessaria su quella mappa è legata al punto con la foto sul Naviglio, sembrava si trattasse di una foto aggiuntiva visto che sulle altre mappe non era stampato il punto foto. Sempre su quella mappa da segnalare la posizione non corretta della fermata Rovereto che si trova all'incrocio più a Nord.

Tra le domande, al netto della scritta tedesca sparita, le uniche ambigue erano quella dei banchi della Bocconi, un paio potevano sembrare singoli sia per dimensione che per disposizione sedie e si sarebbe potuto scrivere quanti sono i banchi degli alunni nell'aula, e la domanda sul cantante a destra di Dee Dee dove si sarebbe potuto scrivere a desta di Dee Dee Bridgewater perché il dubbio se scrivere Bridgewater o Torquinho c'è venuto.

Si tratta di annotazioni da nerd e non hanno impattato sulla splendida gara (forse quelle sulla mappa master le ho notate solo io)! Da segnalare che per la prima volta, a mia memoria, Remo non si è fatto aiutare da nessuna ragazza e si è sobbarcato non solo l'organizzazione dell'evento ma anche accoglienza squadre e gestione arrivi. Troppo?

sabato 9 ottobre 2021

MOO Challenge GENOVA 2021

Un altro MOO, una nuova città, nuove mappe, nuovi errori ma i soliti sentimenti di soddisfazione e gratitudine post gara verso chi ha organizzato (Remo) e chi mi ha invitato e corso con me (Eu).

Così in estrema sintesi potrei riassumere questa giornata vissuta a correre per le vie tristemente note per i fatti del G8 del 2001 e poi nel quartiere colpito dal disastro del Ponte Morandi; avvenimenti drammatici che in maniera differente è stato giusto ricordare.

Diciannove squadre iscritte sparse nelle sette mappe di zone di Genova scelte da Remo.

Andando con ordine noi siamo partiti con il quartiere Certosa, arrivandoci con la metropolitana fino a Brin. Il quartiere popolare è caratterizzato da graffiti e opere murali che dovremo riconoscere per rispondere alle domande ed infine, immortalaci davanti Paolo Villaggio. Chiudiamo il quartiere insieme alla squadra di Samuele e poco davanti a quella di Andrea Immovilli passando dalla nuova area giochi costruita al poso dei palazzi devastati dal crollo del ponte.

Una piccola odissea il trasferimento per spostarci verso la seconda mappa, dopo aver perso tempo e cambiato 3 mezzi (autobus+treno+treno), arriviamo a Cornigliano, quartiere con una moderna pista ciclabile affiancata a ferrovia e vecchi palazzi addobbati da numerose parabole. Qui il selfie ci vuole davanti ad una ciminiera.

Ancora una volta i mezzi pubblici non ci aiutato e, per non aspettare 50' il treno, optiamo per il lentissimo autobus n°1, in compagnia di Mark e Jason, che attraversa tutta la città fino al Porto Antico. Qui la mappa più particolare raffigurante solo i pali e gli alberi della zona. Subito dopo aver fatto il selfie davanti ad una gru del 1888 incontriamo la coppia di Giorgio Gatti ed amico che da quel momento incroceremo troppe volte.

E' la volta dello splendido quartiere dei Caruggi caratterizzato dai suoi colori, sapori, odori, e da vicoli stretti e sporchi. Un quartiere vivo e popoloso, pulsante e controverso con splendide dimore che si alternano al degrado e ad angoli abbandonati. Un rione angusto che sembra nato apposta per ospitare prove di orienteering. Seguendo il suggerimento in mappa il selfie decidiamo di farlo alla fine della gara ma questo si rivelerà un errore interpretativo.

Arriviamo alla funicolare di piazza Zecca e come al solito ci scappa via per pochi secondi. Nella lunga attesa Eugenia provvede ad acquistare dei tramezzini che si riveleranno fondamentali. Pochi attimi prima della partenza della funicolare ci raggiunge ancora la coppia di Giorgio e amico che ci farà compagnia per gran parte delle due mappe successive malgrado un mio grave errore di navigazione. Lungo la mappa dei Forti, che ci fa attraversare il Parco delle Mura, ammiriamo uno splendido panorama a 360° sopra Genova.

Attendendo un tempo accettabile prendiamo la cremagliera a Granarolo, buffo veder salire alla fermata dopo uno stupito Giorgio che non si aspettava di vederci già accomodati. La penultima mappa è quella di Bari, un particolarissimo quartiere della città che si sviluppa quasi più verticalmente che orizzontalmente, con interminabili scalinate. Qui il selfie davanti a una alternativa Gioconda. mentre per rispondere ad una domanda devo fare una foto ad una trattoria per poi riuscire a leggere il suo nome zoomando.

Ultima mappa intorno alla stazione Principe con i suoi tre livelli. Più che la morfologia a metterci in difficoltà la domanda sul matitone che oltre a farci perder tempo non riusciremo a rispondere correttamente. Qui ci capita un'altra cosa buffa, dopo aver incrociato Beniamino & Marta, una signora ci viene incontro con tante banconote in mano chiedendoci se erano nostre. Rifiutato il facile guadagno ci lanciamo verso gli ultimi selfie.

Il primo è da inseguire tra le saracinesche del quartiere dei Caruggi e, ovvero in ogni grata troviamo l'indirizzo della prossima via da trovare. L'ultimo è quello sopra il Bar Margherita che, a causa di un file audio volutamente incomprensibile, mi metterà in grande difficoltà e solo la caparbietà di Eugenia riuscirà a risolvere. Qui incrociamo Davide & Stefania e Paolo Bianchi alle prese anche loro con l'enigma.

Il cerchio si chiude riportandoci al luogo di partenza: l'area riqualificata e piena di vita dei Giardini Luzzati dove tra birre e focacce liguri discutiamo su scelte di percorso, errori (noi ne abbiamo fatti 4) e ricordi passati. Sempre bello rivedere amici che non incontravo da anni come Andrea Rebora e Danilo, i neo nonni Luigino & Carla, con lo zio Fabio, la sorprendente famiglia Volpi, la Fede Friz e i nirvanici Hiroki e Oscar.

domenica 3 ottobre 2021

NR Adventure Race Multisport 2021

la prima mappa

la seconda mappa

la terza mappa

la quarta mappa

Ancora una volta felice di esserci stato. Devo ringraziare Federica, mia compagna di squadra, per aver accettato l'invito dell'ultimo minuto.

Come ogni Nirvana Raid Adventure Race che si rispetti il meteo non è stato clemente ma, alla fine, poteva andare molto peggio visto che ci siamo presi solo a sprazzi della pioggerella quasi piacevole. Per il resto fatica, salite ma anche punti panoramici e divertimento.

La manifestazione prevedeva segmenti in bicicletta in orientamento, prevalentemente su strade bianche o sentierini tecnici, e prove a piedi sempre in orientamento nell'abitato di Galbiate e nel difficile bosco sopra il Pozzo di Civate.

Le prove speciali hanno testato le nostre abilità anche con il tiro con l'arco, dove siamo andati malissimo tanto da far ridere gli organizzatori, l'arrampicata, dove Federica è riuscita ad arrivare fino alla cima della parete rocciosa e la slackline dove sono stato io, in qualche modo, a fare almeno metà percorso.
 
Il gran finale è stato con il kayak, mezzo di trasporto che ho capito non saper condurre (gli anni precedenti ho sempre usato la canoa canadese) e che mi ha visto in balia delle correnti e in grossa difficoltà.

Io e Federica siamo partiti senza pressioni, eravamo una delle squadre senza GPS (anche gli organizzatori non credevano in noi) ed infatti già alla prima lanterna eravamo ultimi. Con il passare del tempo però abbiamo preso confidenza con la gara e, ammirando gli scorci incantevoli dell'alta Brianza, abbiamo cominciato a divertirci incrociando altre squadre, buttandoci giù per discese veloci e costeggiando il lago di Annone tra filari di alberi.

Le tratte a piedi di orienteering, affrontate con particolare sicurezza e soddisfazione, ci hanno permesso di recuperare qualche posizione e far rifiatare i muscoli devastati dalla bici. Pochissimi gli errori tecnici tanto che alla fine, tra l'incredulità generale, siamo riusciti a piazzarci al terzo posto! 








giovedì 12 agosto 2021

San Pietro al Monte

Una bella passeggiata è sicuramente quella che da Civate porta al San Pietro al Monte.

Le uniche volte che ci ero passato era di corda durante qualche Raid o qualche allenamento così, con tutta la family, abbiamo deciso di provare questa piacevole escursione.

Abbiamo parcheggiato sopra Civate e molto rapidamente siamo arrivati all'adorabile frazione del Pozzo. Da qui partono diversi sentieri verso il Cornizzolo, tutti possono essere presi per arrivare a San Pietro.

Noi siamo saliti dal più comodo, ovvero quello più a Nord, una strada quasi carrozzabile nella prima parte. Il sentiero ciottolato, molto ben tenuto, accompagna l'escursione con numerosi cartelli informativi circa l'abbazia e i suoi segreti.

Dopo un primo pezzo più morbido il pendio si accentua e cominciano alcuni tornanti. La salita si fa dura ma mai esposta al sole grazie al folto bosco e con la possibilità di refrigerarsi con alcune fontanelle che si trovano lungo il percorso.

Poco prima di arrivare all'area aperta di San Pietro alcune sculture in legno ci porgono il loro benvenuto. L'oasi è particolarmente curata con un bellissimo prato verde all'interno del muro di cinta che fa cornice alla chiesa. Da qui si ha una bella vista sui paesi sottostanti e sul Monte Barro di fronte.

Dopo il meritato riposo e il ristoro di un panino siamo scesi per un sentiero differente. Non abbiamo fatto il sentiero centrale in cresta ma il terzo, quello che passa vicino ad alcune casette sparse tra i prati e siamo arrivati alla Buco della Sabbia, nota anche come Grotta Preistorica, una caverna di 15 metri che si trova a strapiombo su una parete del monte nei pressi delle Falesie di Civate.

La discesa fino al Pozzo è un po' più sconnessa della salita e quindi ci concediamo gelati e birre all'accogliente Crotto del Capraio.




mercoledì 11 agosto 2021

Milano - Lecco - Briosco

Più che una pedalata un'avventura!

Grazie alla visita di Paolo Romendil in Brianza abbiamo programmato questo suggestivo viaggio che ci ha impegnato tutto il giorno:

Milano - Cassano d'Adda, lungo il Naviglio della Martesana

Cassano d'Adda - Lecco, costeggiano l'Adda

Lecco - Briosco, passando per i laghi di Annone e Pusiano e quindi lungo il Lambro

Il secondo tratto dell'avventura fatto in compagnia anche di Roccoccodrillo che poi da Lecco è tornato a Bergamo in solitaria.


Il giro è stato bellissimo, siamo partiti alle 7 dalla Casa dei Giochi a Milano e in Viale Monza abbiamo incrociato il Naviglio. Mi piace molto la prima parte della pista ciclabile urbana tra case che si affacciano sul canale, murales e parchetti, anche se in bici non si ha quasi il tempo di apprezzarli. Con l'energia di chi è appena partito affrontiamo velocemente la prima periferia di Milano superando gli abitati di Vimodrone, Cernusco sul Naviglio, Cassina de' Pecchi fino a Gorgonzola dove ci fermiamo per la prima fotografia. Ci rendiamo contro che stiamo andando troppo spediti e siamo in anticipo rispetto all'appuntamento con Roccoccodrillo.

Arriviamo infatti al luogo dell'appuntamento, il Pattinodromo di Cassano d'Adda, in anticipo. Qui però è tutto chiuso, quindi ci dirigiamo a Groppello d'Adda, in un angolo stupendo dove sul Naviglio si affaccia un vecchio lavatoio e 'el Rudun', una noria, ovvero una grande ruota del 1.600, progettata da Leonardo da Vinci, per convogliare l'acqua necessaria a irrigare orti e giardini della Villa Arcivescovile. Nel centro del paese troviamo anche un bel baretto dove facciamo la seconda colazione e incontriamo/conosciamo Roccoccodrillo.


Rinfoccilati ripartiamo per il tratto più bello della nostra avventura. Continuiamo a tenerci il calmo Naviglio sulla sinistra mentre sulla destra appare l'impetuoso Adda.

A Vaprio d'Adda incontriamo un vecchio mulino d'acqua, questo più tradizionale per muovere ingranaggi e macinare cereali.  


Poco prima di Trezzo d'Adda, all'altezza in cui il Naviglio si stacca dall'Adda, consigliati da un vecchietto, decidiamo di fare una piccola deviazione verso il villaggio operaio di Crespi, patrimonio dell'Umanità Unesco. 



Un video su youtube di Crespi

Eccolo


domenica 3 marzo 2019

MOO 2019 - Raccolta di ricordi



Dopo il lungo briefing il via alla gara è quasi improvviso, noi ci adeguiamo partendo quasi impreparati. Seguiamo il flusso di gente per strappare dallo stenditoio la mappa del prologo quindi ci dirigiamo un po’ a caso verso il parco.

Faccio andare più le gambe che la testa ed effettivamente non scelgo il miglior ordine per risolvere il labirinto di lanterne. Dopo pochi passi incerti ci convinciamo a proseguire verso est per raccogliere uno dei 13 nastri blu che consegneranno 5 punti bonus.

La mappa del PARCO CASSINIS è la classica cartina da orienteering con delle bande bianche per confondere le idee. Prima di arrivare al nastro blu rispondiamo a 3 domande, una sbagliandola ma poi correggendoci, siamo tra i primissimi a strappare il nastrino, una volta fatto ripieghiamo verso ovest per recuperare le lanterne non fatte.

Approfittando della concessione di non stare necessariamente insieme nel prologo lancio zia papera verso la 7. Io, in solitudine, mi avvio verso la pietà di Rogoredo. E’ proprio in questo momento che sento il ‘socio’, mio grande estimatore, urlare ai sui compagni una frase che più o meno suona così: “Ve l’ho detto, se il Dipa è andato di là significa che era meglio andare di là”. Mi gonfio il petto.

Malgrado il vantaggio sulla zia arrivo al punto fotografico pochi secondi prima di lei ma perdo un minuto per disabilitare il risparmio energetico e fare la foto, la zia mi si spazientisce. 

Ora ci tocca risolvere un’equazione, a spanne ci sembra il risultato sia 5, ma è il flusso di persone che corre che ci conferma che il punto di consegna mappe è proprio al binario numero 5 della stazione ferroviaria!

Mentre zia papera prova a convincermi a scrivere la soluzione dell’equazione sul foglio (ma non c’è lo spazio) arriviamo alla banchina mentre un treno, direzione Stazione Centrale, ci parte sotto il naso. Fossimo arrivati un secondo prima, e con il senno di poi, avrei preso volentieri quel treno. Dobbiamo invece ripiegare sulla metro gialla. Anche qui perdiamo il convoglio per un soffio e vediamo andar via le squadre più competitive. Noi dobbiamo aspettare 7’ per la metro successiva.

Zia papera si concentra sulla risoluzione dell’enigma numerico che ci svelerà il punto misterioso da 100 punti. Io pianifico il percorso, come al solito scelgo il punto più lontano sulla stessa direttrice per avere il tempo di leggere e analizzare tutto, scelgo quindi Dergano come destinazione. Mio malgrado quella piazza non è da visitare, anche se evidenziata, perché non abbiamo la corrispettiva mappa. Mandiamo un sms all'organizzatore chiedendo spiegazioni in merito ma non riceveremo immediata risposta.

Appena ci convinciamo che è un errore di stampa decidiamo di saltare giù dalla metro a Repubblica per poi correre fino alla BIBLIOTECA degli ALBERI. La zia ha un altro passo ma mi aspetta senza lamentarsi. Il primo punto prevede di contare i componenti di legno di una panchina. Zia Papera conta per decine e ha il dubbio tra 163 o 173, il mio conteggio conferma il secondo numero e senza ricontarle partiamo verso gli altri cerchietti tra giostre e angoli nascosti.

A metà mappa veniamo distratti da un team seduto su un tavolo che ci guarda con sospetto e poi scappa via come se fossimo lì per copiare le loro risposte. La zia mi si deconcentra mentre risponde ad una domanda, vedendola perplessa le chiedo “sei sicura?”. Questa domanda la manda su tutte le bestie! “Certo che NON sono sicura” mi risponde! Ridendo ce ne andiamo, alla fine scopriremo che la risposta era sbagliata avendo scritto 8 e non 0,8.

Pochi passi più in là bisogna fare il selfie, la zia per coprire il volto userà in questa e nelle successive foto mascherine con baffi e occhiali, purtroppo non verranno condivise nel resoconto sul sito dall’organizzatore e quindi rimarranno solo un nostro ricordo. Il selfie di questa mappa doveva essere una foto del team davanti ad un ingresso con arco in mattoni. Siamo esattamente nel cerchietto ma non troviamo l’arco in mattoni, alla fine convinco la zia di fare la foto alla parete alle nostre spalle, anche se senza arco. Nella mappa successiva realizzeremo che la zia aveva letto la descrizione della foto seguente, hihihihihihi, per fortuna eravamo proprio nel posto giusto e la foto ci verrà data per buona.

Corriamo verso l’ultimo punto della mappa e incontriamo i Barenghi. Insieme alla coppia di Tradate ci buttiamo giù per la scalinata di Piazza Gae Aulenti, e poi giù per la metro. Loro corrono come due folletti dei boschi, leggiadri, veloci, contenti. La mia grazia nel correre invece fa capire perché vengo soprannominato ‘il cinghiale’.

Con i nostri acerrimi amici poco distanti prendiamo la lilla verso LOTTO MM, pianifichiamo l’ordine e decidiamo di procedere con calma in quella che sembrava una mappa intricata, ma che in realtà si rivelerà molto easy. Ancora in metro ci spostiamo verso la porta che si aprirà proprio davanti all’estintore oggetto di domanda come se questi 2” guadagnati facessero la differenza sulle 5 ore di gara. In superficie incontriamo anche Kri e Metka, ma siamo troppo sul pezzo e filiamo come saette senza quasi curarcene. Finite le lanterne propongo di fare di corsa fino alla mappa PIAZZA D’ARMI sperando di venir sorpreso dall’autobus 93 e in caso salirci sopra.

Logicamente non passerà nessun autobus e il tratto, che quasi tutte le squadre sane di mente avranno fatto in metro, si rivela più lungo e duro del previsto. Corro più che posso con la zia sempre avanti 20 metri ma con il freno a mano tirato per aspettarmi.

Entriamo in mappa e incrociamo 'LaMuccaEIlCanguro', la squadra che ci siamo imposti di battere a tutti i costi, poi incrociamo il rassicurante Luigi Fantin che ci dice: “prestate molta attenzione lì dentro”. Effettivamente la mappa ci catapulta in una zona di Milano ai limiti del surreale con sentierini tra immondizie, rovi e orti delimitati da lamiere di fortuna. Dopo aver cercato invano un fiocco su un albero in un punto dove dovevamo identificare il colore di un bidone (hihihi) e dopo aver incrociato ‘Twocats’, Ale e Chiara e altre coppie, ci troviamo nel centro della mappa, nella zona bianca non cartografata, …persi. Il tutto proprio quando avevo appena detto: “questa è una zona molto orientistica”. Perdendo molto tempo e setacciando tutta la zona troviamo quella malefica ‘palina’ bianca che attaccata da sud, come devono aver fatto tutte le altre squadre, probabilmente non ci avrebbe dato gli stessi problemi che abbiamo trovato attaccandola dal nulla.

Attraverso una feritoia non più larga di 20cm usciamo da quel posto che non credo mi rivedrà più. Chiedo a due sçiure di passaggio dove fosse la metro più vicina, inaspettatamente ci restituiscono informazioni corrette.

Saliamo in metro verso il punto misterioso di Sant’Agostino, ma sia la rossa che la verde non hanno le nuove sedute tanto care all’organizzatore. Nel frattempo ci consoliamo bevendo un po’ di whisky che ci eravamo portati in una comoda e discreta fiaschetta. Al secondo tentativo sulla verde riusciamo a trovare le sedute, mentre con la rossa non siamo altrettanto fortunati e dobbiamo aspettare il terzo convoglio per trovare quello a noi utile. La cosa comica è che mentre arriva il treno zia papera fosse in giro per la metro di Cadorna alla ricerca di una pozza d’acqua (distributore automatico) per abbeverarsi. La chiamo, urlo, ma la zia non arriva, solo quando ormai avevo perso le speranze spunta come un miraggio dall’altro corridoio e ci infiliamo in carrozza. La metro è piena e abbiamo solo una fermata per fare il selfie alle sedute. Siamo costretti a chiedere a un passeggero di alzarsi e ci buttiamo sul sedile per aggiudicarci i 30 punti.



Arriviamo ai BINARI del TRAM una mappa che non mi è piaciuta perché affrontata con troppa frenesia facendo qualche imprecisione di spostamento e dove abbiamo impiegato troppo tempo per risolvere alcune domande (42 e 43). Sul punto 45, quello del civico 3, perdiamo tantissimo tempo, ma qui recrimino una mappa che non riportava tutti i binari presenti in loco. Ultimo rammarico della mappa aver sbagliato il punto 47, sono ancora convinto che fossimo esattamente sul punto, non so se ho sbagliato io a comunicare il numero alla zia o lei a trascrivere l’informazione, sta di fatto che sarà il secondo errore a fine gara.

E’ circa l’una e un quarto e ci mancano solo due mappe. Una delle due è quella del treno che prevede però il passaggio dello stesso al minuto 17’ di ogni ora. Nostro malgrado non faremo in tempo e andiamo quindi verso la simpatica mappa scala 1:400 di ANGILBERTO. Anche per arrivare a questa piazza accuso la fatica e non riesco a tenere il passo della zia. Gli enigmi da risolvere sono semplici e facciamo tutto in pochi minuti. Visto il larghissimo anticipo decidiamo di dirigersi camminando verso la mappa TREN-O. Dopo aver invertito le domande dei selfie delle due stazioni, e corrette grazie al suggerimento della nipote di PLab, e realizzato grazie ad una passante che eravamo sulla banchina sbagliata, ci siamo quindi fatti 8 volte quelle lunghe scalinate, ci accomodiamo per oltre 30’ sulla panchina della stazione come due pendolari.

Poco alla volta vediamo arrivare tutte le altre squadre: i liguri, i Barenghi, SteGal e Marco, Kri e Metka, gli amici degli animali, Mariano e donna, la Friz e uomini e tanti altri gruppi. Ad ogni squadra che arriva rosico di più, penso a tutto il vantaggio che avevamo e che verrà vanificato e deciso solo allo sprint finale. Alle 14:17 arriva il treno, siamo concentrati, conosciamo ormai le domande a memoria, stiamo rispondendo perfettamente ma a metà viaggio compare il controllore che ci chiede i biglietti poi, incuriosita, ci chiede anche cosa stessimo facendo. Trattandosi di una ragazza carina le rispondo educatamente e le spiego un po’ il tutto, malgrado l’imprevisto siamo stati brillanti e abbiamo risposto a tutte le domande tranne 3, ma abbiamo il viaggio di ritorno per rimediare.

Nella stazione di Romolo corriamo a fotografare il graffito ma sbagliamo personaggio, fortunatamente i Barenghi, in maniera fin troppo sportiva (non credo noi saremmo stati altrettanto eleganti), ci fanno venire il dubbio e correggiamo il selfie. Nel viaggio di ritorno recuperiamo solo una delle tre domande che non avevamo risolto all’andata, ma anche quell’unica risposta, per colpa della dislessia, riusciamo a sbagliarla scrivendo W12 al posto di W21.



Il finale è tutta una gara di velocità, siamo tantissimi, si sono aggiunte al gruppo anche Le Sovversive, il team Spomladanske luze, con Fabrizio Donadini, I Mal di Fianco del socio e chissà quante altre squadre. Si aprono le porte della metro e tutti ci buttiamo giù con foga, ai tornelli il primo imbuto, lo supero incollandomi alle chiappe dell’ispanico. Poi cerco di stare al fianco della zia per tagliare la linea del traguardo insieme anche se alcune squadre ci superano anche solo con un concorrente. Poco importa è finita.

Come al solito mi sono divertito tantissimo. La zia è stata la solita grandissima compagna di avventura. Al momento pensavamo di aver sbagliato solo le 2 risposte mancanti. Gli errori saranno in realtà 5 che ci relegheranno al 9° posto su 49 squadre partite. Siamo davanti agli Animali, ma la vera costatazione che mi viene da fare è che questa gara mi diverte tantissimo. Viva il MOO.


Note: la prima foto è stata rubata da questo blog

mercoledì 18 giugno 2014

Nirvana Raid 2014

La più grande delusione orientistica della mia vita.
Sì, questo Raid lo avevo preparato bene e mi aspettavo un buon risultato o per lo meno una splendida esperienza, la sorte però mi ha riservato un destino diverso. Leggendo le classifiche il mio nome appare vicino a un N.P.


Non Partito: una delle sigle meno frequenti per me. Ricordo una gara in Svizzera dove sono partito anche con una caviglia fuori uso, tutta la gara a saltellare, o quest'anno ai Piani di Praglia dove pioggia e neve non mi hanno fermato malgrado febbre e raffreddore, o quell'Arge Alp a San Martino di Castrozza dove una bufera ha persuaso i più ma non me, io ero lì, ai nastri di partenza di quel lancio di staffetta che nei miei ricordi pare qualcosa di epico.

Per anni ho offerto la mia presenza a qualunque organizzatore posasse una lanterna da cercare. Insomma accreditarmi con un N.P. (a memoria non ne ricordo altri in 18 anni di orienteering) è un evento raro e gli astri devono impegnarsi a fondo per riuscirci. Il Nirvana Raid poi è una delle gare che più apprezzo, le ho fatte tutte! Ricordo le vittorie nelle prime due edizioni con Yuko Ogino e Federica Maggioni, ma anche la prova meno fortunata con il socio Oscar Galimberti dello scorso anno, e anche il Raid Multisport con Ilaria Sambo (foto sotto). Tutte gare indimenticabili, esperienze fantastiche malgrado la pioggia spesso l'abbia fatta da padrone!


Il 2014 però è andato diversamente. Qualche mese prima della gara mi accordo con Clizia di correre insieme, la conosco poco, ci ho parlato qualche volta sui campi gara, ragazza molto simpatica con un'esperienza orientistica infinita. Nelle settimane che ci avvicinano alla gara seguo da lontano le sue imprese, scopro che è molto forte e in forma, si allena e degli intertempi vedo che va più di me. Sarà dura starle dietro, comincio un po' a preoccuparmi ma, per non farmi trovare impreparato, torno ad allenarmi, una scalata al Bolettone e gare particolarmente lunghe come la Abbots Way o la Coppa Italia a Barricata in ME.
Mi sento abbastazna pronto, sempre un po' preoccupato ma carico. Inoltre, al contrario degli altri Raid, il luogo della gara è su un monte, il Resegone, che conosco abbastanza avendoci fatto ultimamente diverse passeggiate.

Sabato 14 giugno, il giorno prima della gara, arriva però la telefonata: Clizia è malata, non potrà esserci. Rimango attonito, cerco subito di pensare se posso trovare qualche sostituto, mi viene in mente il nome di Eugenia che nell'ultimo periodo avevo quasi convinto a far provare un Raid...  quasi? Ora che ci penso l'ho proprio convinta, tant'è che si è iscritta in maniera autonoma. Mannaggia! Chi posso chiamare? Scrivo a Mark, a Oscar, a Federica, a Massimo. Nulla per diversi motivi nessuno può. Passo a mio fratello, a mio cognato ad Irene, ad Ilaria a Cristina. Ancora nulla. Scrivo ad Elena su FB, agli organizzatori. Niente. Penso ad Eleonora e a Yuko ma ormai sono un po' depresso, ho dato fondo alla mia rubrica senza fortuna. Tenendo il cellulare acceso nella speranza che qualcuno cambi idea prendo la decisione: starò a casa, guarderò l'esordio dell'Italia al Mondiale di Calcio e non andrò all'alba a Morterone a vedere i miei amici partire rosicando.

La sera mi addormento sul divano con il televisore accesso. L'Italia batte l'Inghilterra 2 a 1, parlano di partita fantastica degli azzurri mentre io già dormivo. La mattina prendo la bici e faccio un giro con mio figlio Pietro, colazione al bar, un po' di altalena, un po' di scivolo. Faccio tutto come se non esistesse il Nirvana Raid, per non pensare che i miei amici sono tutti sul Resegone a divertir... ehm... a sudare come matti... che è quello che avrei voluto fare anche io! E poi non piove! tempo perfetto per correre! O camminare! O strisciare! Insomma per esserci!
Non ce la faccio, devo andare a Morterone. Torno a casa, convinco la family e partiamo per quel paesino di 36 abitanti, inarrivabile, sperduto tra i monti, quasi inospitale che sta invece ospitando l'evento! Dopo oltre un'ora e tutti quei tornanti arriviamo. Alcuni amici hanno già finito la gara, rosico, si sono divertiti, rosico, il tempo è stato clemente, rosico, scambio due parole anche con Mario e Marco, gli organizzatori, e scopro che un team è partito in 3, avrei potuto aggregarmi ad uno di loro, rosico (per non ucciderli!)

La gara sta terminando, gli arrivi alla spicciolata si susseguono, è stato un altro bellissimo Raid, complimenti al Nirvana Verde, ma io ho in corpo frustrazione e delusione. Nessun arrabbiatura perché non è colpa di nessuno ma ma solo fatalità, Clizia a casa malata sarà più rammaricata di me, ma io sono triste, più triste di qualunque sconfitta sportiva abbia conquistato. Non aver vissuto questo Raid da protagonista spiace. Certo mi rifarò alle prossime gare, i prossimi fine settimana ma ciò non mi consola.

I giorni successivi sono addirittura peggio. Su FB iniziano le pubblicazioni delle foto, tutte splendide. Quasi tutti i partecipanti cambiano la propria immagine del profilo con una foto del Raid con i panorami che si godono dal Magnodeno, dalla cima del Resegone, e poi commenti, classifiche, tracce del percorso, scambi di opinioni, celebrazioni, Andrea Gironi ironizza sul suo podio... e io rosico!

venerdì 6 settembre 2013

Gavia domato per la quarta volta


Sono proprio orgoglioso di questa foto e soddisfatto di quanto fatto martedì in sella alla mia Bianchi.
Per la quarta volta in vita mia sono riuscito a salire fino alla quota di 2652 metri del Passo Gavia; l'ascesa di martedì è stata probabilmente la più lenta delle quattro e probabilmente c'entra qualcosa il fatto che siano passati 20 anni dall'ultima volta.

Le prime tre scalate infatti risalgono agli anni delle superiori 1991-92-93, quando passavo tutta l'estate in bicicletta. La salita 2013 invece è un fulmine a ciel sereno del tipo che faccio oggi? Aperitivo all'Asino che vola (localino molto carino di Ponte di Legno) oppure salita in bici al Gavia.


lunedì 2 settembre 2013

Ila ho fatto una K



Comincio a sospettare che qualche giorno fa ho fatto una cazzata (k) che comprenderò solo tra un paio di settimane. Ma andiamo con ordine: mercoledì scorso mi sono iscritto alla Race Adventure Multisport organizzata dal Nirvana Verde. Dopo la positiva esperienza in Svizzera alla R’adys, dividerò la fatica ancora con Ilaria, compagna di sventura tenace e al tempo stesso temeraria quando si tratta di avventurarsi in nuove sfide.
La Race Adventure è una gara in autosufficienza in orientamento che prevede le prove di corsa, mountain-bike, kayak e arrampicata. Per non farci mancare nulla ci siamo iscritti nella categoria PRO, quella lunga riservata solo a 10 squadre per 50 km di salite, sterrati e boschi.

Ecco come penso di prepararmi: corsa, è l’unica specialità che faccio regolarmente, non allenandomi badate bene, ma spesso sono impegnato in prove di orienteering e quindi con un po’ di presunzione ipotizzo che non sarà la disciplina che mi metterà ko, per lo meno non più delle altre. Mountain-bike, tecnicamente sono pessimo, ma come potenza dovrei esserci e su terreni asfaltati da piccolo ho macinato un po’ di chilometri. Kayak ed arrampicata invece sono due attività che ho visto solo in tv.

Il mio programma di allenamenti prevede qualche corsetta dal 3-7 settembre, gare di orienteering l’8 e il 9 (nulla di che, solo i campionati italiani long), ma anche dei giretti in bici con la scalata del Passo del Gavia, salita che ho già domato tre volte, ma l’ultima impresa risale a più di 20 anni fa! Più problematico allenarmi per l’arrampicata e per il kayak. La prima disciplina improvviserò e se possibile lascerò tutto l’onere alla mia socia, mentre per il kayak sono riuscito a trovare un corso base con istruttrice di canoa canadese per sabato 31 agosto, lo so, è un altro sport ma come si dice dovrò fare di necessità virtù.

31 agosto: dopo aver giocato ad un gioco in scatola la sera prima (il famoso ferroviario 1830) che si è protratto più del dovuto (8 ore di sfida con conclusione alle 4 di notte, ma questa è un’altra storia), parto alle 10:30 per un giretto in bici; da Cabiate all’Alpe del Viceré, ovvero falsopiano fino ad Albavilla (circa 18 Km) e salita finale (6 Km con circa 600 di dislivello). Alle 15 appuntamento con la canoa.

La mia sgambata parte con diverse perplessità legate al mezzo (una Bianchi attrezzata per giretti con Pietro, ovvero con seggiolino, borse ecc.), dopo aver spogliato la bici delle cose inutili scopro che il cambio non funziona, non entra la marcia dura davanti. Anche i pantaloncini nuovi non ammortizzano come speravo e comincio ad avere un po’ di dolori al fondo schiena.
Quando giungo in località Cassina Amanta abbandono l’asfalto per provare lo sterrato, tutto bene fino a quando la strada non si trasforma in palude fangosa con enormi pozzanghere. Come errori sottolineati in rosso i miei limiti vengono subito messi in evidenza costringendomi spesso a scendere dalla bici; mi accorgo che è già passata un’ora e, dopo tanta fatica, ritrovo l’asfalto che mi genera la stessa gioia che un'oasi in mezzo al deserto può restituire ad un disidratato. In discesa scopro che i miei freni, soprattutto se infangati, non rispondono ai comandi (non ho i freni a disco) e ho bisogno delle suole delle scarpe per evitare voli fuori strada.

Arrivato ad Albavilla però capisco presto che la bici, malgrado tutto, è molto più pronta di me per il Race Adventure; la salita all’Alpe del Viceré l’avevo già fatta qualche anno fa e non me la ricordavo così dura; pedalo, pedalo ma salgo piano e soprattutto verso metà salita sono costretto a fermarmi perché sono distrutto (vergognandomi come un ladro mi fermo senza farmi vedere da altri ciclisti o macchine di passaggio). Il calvario continua con altre due soste non programmate e la vetta è molto più in alto di dove spesso mi illudo sia. Verso la finale della salita comincia a farmi male il ginocchio destro e non riesco più ad alzarmi sui pedali. Anche le parti intime mi preoccupano, dopo 2 ore di bici provo una sensazione stranissima, l’apparato riproduttivo mi sembra intorpidito, non lo sento più, un po’ come quando si addormenta un piede in posizione innaturale.
Alla fine ce la faccio, sono in cima all’Alpe ma l’orologio segna già l’una! Devo tornare di corsa a casa per poi andare a far canoa. Per non farmi mancare nulla scendo facendo la direttissima, sentiero sterrato che riconferma le mie inesistenti doti tecniche; per evitare voli da paura preferisco spingere la bici a piedi. Passo per Albavilla, Erba, Orsenigo, Alzate B.za, Brenna, Olgelasca, Mariano (sbagliando anche strada) e provo a spingere ma il ginocchio destro è sempre più dolente e convince anche il sinistro a ribellarsi.

Mantenendo una posizione ridicola per evitare dolori al fondo schiena e alle ginocchia alle due e mezza sono a casa, metto in bocca un panino raffermo e ci sbatto sopra due fette di crudo e ancora infangato sono già in auto per andare a provare la canoa.
Durante il viaggio penso ai mille problemi che dovrò raccontare a Ilaria: in ordine di importanza penso al ginocchio che mi faceva proprio male, il culo era già più sopportabile, mentre i problemi meccanici sembrano passare in secondo piano ma non poter frenare ne mettere i rapporti duri non è proprio l’ideale. Il bilancio mi sembra come quella finale di Champions League finita 3-3 tra Liverpool e Milan: un disastro. Inoltre realizzo che non riuscirò mai a scalare il Gavia, forse mi conviene provare con il Passo del Tonale (o forse mi basterebbe il Cavalcavia della Ghisolfa).



Passiamo alla canoa: arrivo al lago di Pusiano, Giusi, l’istruttrice, mi trasmette infiniti consigli che dovrò apprendere ma anche trasmettere a Ilaria. Nella canoa il lavoro di squadra è fondamentale e non aver mai provato insieme non credo semplifichi le cose. Dopo un paio d’ore di pagaiate non credo di potermi definire pronto ma ho un bel blocco di appunti che sembro un avvocato pronto per un’udienza. Ricapitolando in canoa dovrà sedersi davanti il più leggero mentre chi si mette dietro deve fare da timoniere, scopro quindi che gran parte della spinta dovrà arrivare da chi sta a poppa (povera Ila), mentre io dovrò far girare il mezzo e vi giuro che spesso non capisco che movimento devo fare per muovere la canoa a destra o a sinistra. Altra cosa che mi sembra importante è quella di lavorare con alte frequenze piuttosto che con pagaiate ampie ma soprattutto usare la pagaia in verticale. I consigli sono veramente tanti e non riuscirò mai a trasmetterli ad Ilaria. Ne complesso però andare in canoa mi è sembrato molto divertente e mi piacerebbe riprovarla anche con finalità turistiche magari con Pietro e Roberta.
Ultimo appunto per la canoa è quello di procurarsi un paio di guantini; quando dopo pochi minuti dall'inizio delle pagaiate infatti mi è comparsa una vescica sulla mano e anche Giusi non ha nascosto la propria preoccupazione in vista della k che il 15 settembre proverò a portare a termine.

sabato 30 gennaio 2010

Caspolada la chiaro di luna


Ottava edizione della Caspolada di Vezza d'Oglio.

Per me la seconda dopo la durissima prova del 2008. Quest'anno al via con Oscar (nella foto), Roby, Elena e Danilo!
Grandissima organizzazione (quattro grandi ristori, cena, spogliatoi, docce bollenti), percorso nervono con strappettini e tempo fantastico con clima clemente, poco vento e qualche stelle tra le nuvole che coprivano la luna...

Il tracciato prevedeva di costeggiare l'Oglio fino a Temù e ritorno... molto carino.
Io ho fatto l'intera gara con Roby e siamo soddisfatti del nostro tempo: 1h e 43', niente in confronto all'ora e 5' del socio o ai tempi dei primi, ma è stata comunque dura.

Al via 160 (anche Elena e Danilo) a fare la competitiva e altri 4.000 a fare la non competitiva.

lunedì 18 gennaio 2010

Caspolada


Come due anni fa mi sono iscritto alla Caspolata al Chiaro di Luna di Vezza d'oglio, una bellissima esperienza anche se forse 2 anni fa esagerai la corsa facendomi male alla caviglia.

Quest'anno la farò un po' più piano con Roberta. Poi come al solito ci sarà Oscar e vedremo chi altro (Elena, Danilo, Cristina, Federica, ecc...)

Una bellissma esperienza che consiglio a tutti!
caspolada.it