domenica 13 ottobre 2019

MOO BICI 2019



Con questa gara ho chiuso il cerchio, aperto lo scorso anno, intorno a Milano.

Cambiano le zone, cambiano i parchi e i campi rom, cambia anche la/il compagna/o di avventura ma la versione pedalabile del MOO, organizzata da Remo, resta una gara che mi diverte molto.

La pedalata parte esattamente dove si era conclusa l'edizione 2018: il parco recuperato ex Area Pozzi, un luogo mai visto fino ad un anno fa. 

Con il mio compagno, mio fratello Andrea, decido di incontrarmi e lasciare le macchine in zona arrivo per poi raggiungere la partenza in Metro e quindi in bici.

La frazione in Metro è rilassante e cerco di recuperare le ore di sonno perse (la sera prima giochi in scatola fino alle 4 di notte e la mattina compromesso per nuova casa) con il metodo Milani che in pochi minuti dovrebbe far recuperare ore di sonno. Arrivati a Bisceglie, impreparati, puntiamo verso la partenza ma sbaglio completamente strada e direzione ritrovandomi in zona Tangenziale Ovest.

Mi accorgo che non sono in grado di utilizzare google maps per orientarmi, e temo di non arrivare in tempo per il via, ma mi rincuoro pensando che è meglio fare errori prima della gara che non durante.
In Metro con noi c'erano Alberto Grilli e il trio dei GariGott, tutti arrivati in partenza molto prima e infatti presenti nella foto pre-gara. Noi arriviamo comunque in tempo, al pelo, per il brifing.

Inizialmente la squadra doveva completarsi con un terzo componente, il quasi extra comunitario Mark Hayman. L'inglese, un po' come Tevez quando stava per passare al Milan, all'ultimo minuto decide di ripensarci e sceglie come compagno il pluricampione italiano di MTBO Giaime.

Il MOO BICI riesce a portare ai nastri di partenza tanti amici orientisti, oltre ai già citati Mark e Giaime, GariGott e Alberto, troviamo alcuni nirvanici come AndrEma in bici, il socio Oscar con l'ispanico, la Friz e il suo team di Turbigo, Miki Titoli con Marco, Marco Giovannini e Mary, il terzetto Angelo, Fabrizio e Cristina Karen, l'immancabile Giorgio Gatti, Licia, la coppia Vivaio Belisario e Maia (che ci presta una biro per poter rispondere alle domande, GRAZIE). Tra i partenti anche il competitivo Samuele (secondo lo scorso anno) con un suo amico bolognese e alcuni 'animals', orfani di Danilo, quali il canguro, Dario, Hiroki e Leila.

La gara inizia con un tradizionale prologo che propone 10 punti di controllo a destra e sinistra del Naviglio Grande. Si parte a razzo, vedo 5 o 6 squadre davanti, noi capeggiamo il secondo gruppetto distanziato di qualche secondo. Dopo poche centinaia di metri mi salta il porta-cellulare fissato sul manubrio, finirà subito nello zaino.

Noto che tutti puntano al punto 6, per evitare code decido di andare al 5 per poi fare 9, 10, 7 e quindi recuperare il 6. Tutte le squadre sono vicine ma, un po' come prevedibile, mi accorgo che i team Samuele/amico e Mark/Giaime hanno un passo migliore.

Il selfie del prologo lo faremo in mezzo ad un set cinematografico.

Per il primo giretto riceviamo solo una mappa così Andrea è costretto a fidarsi delle mie scelte di percorso che prevedono poi di fare 8, 2, 3, 4 e per ultima la 1.

Penso di esser terzi ma mi accorgo che la coppia di Mark/Giaime deve recuperare la 5. Transitiamo così, in meno di 15', secondi al cambio carta dietro a Samuele/amico e con una coppia di giovani in rosso poco dietro. Quasi tutte le squadre concluderanno il prologo in meno di 30', tranne i poveri Hiroki e Leila che ci metteranno quasi un'ora a causa di un imprevisto meccanico. 

Ricevute le 3 mappe in A3 partiamo verso le cascine di Ronchetto sul Naviglio, una zona anomalamente agricola per essere così vicina a Milano. Dalla 13 alla 14 ci supera il FrecciaRossa Mark/Giaime. Una volta a testa però faranno dei micro errori che ci permettono di ripassarli per poco tempo.
I punti dal 14 al 19 sono buttati sulla mappa un po' a casaccio, questo offre l'opportunità alle squadre di scegliere sequenze differenti. Opto per il giro 14, 16, 19, 18, 17 e poi 15. Nessun altra squadra seguirà questo ordine permettendoci di incrociare tutti gli avversari e appurare che siamo terzi a poco dai primi due team. Dietro di noi abbiamo la coppia rossa, il trio GariGott, altri 3 ragazzi, Friz e Turbigo, il trio Angelo, Fabrizio e Cristina Karen, quindi socio e ispanico.
Da quel momento in poi non vedremo più nessuno se non per un istante Samuele e amico.
Tra le particolarità della mia scelta c'è la corsa fino al punto 17 (la molla GIALLA del cane) fatta a piedi perché le bici le abbiamo lasciate al di là del ponte sull'autostrada.

Suggestivo il selfie sul Naviglio, peccato che la caratteristica foschia milanese non ci premi con lo skyline meneghino.

Dal punto 20 in poi seguiremo la sequenza numerica senza alcuna variazione.

Il sentierino pedonale che porta alla 22 è molto bello, non so come fa Remo a trovarli certi passaggi. Mi fa ridere però che mio fratello, ormai rassegnato a compilare il foglio delle domande lasciando a me oneri o onori della navigazione, dicevo, mi fa ridere Andrea che alla 22, per trovare il nome della ditta tedesca, abbia praticamente analizzato ogni componente della giostra di corda per poi supplicare un mio intervento per trovare l'incisione ricercata.

Analizzando le scelte solo la tratta 25-26 penso avrei potuto farla in modo differente e forse migliore. Noi siamo passati da Sud, vedendo in lontananza Samuele e amico, mentre si poteva passare da Nord come hanno fatto le altre coppie.

La 29 è l'ultimo punto della prima carta A3, anche se noi cominciamo a navigare sulla nuova mappa già dalla 26.


Rischiamo di lisciare le 'bandiere italiane' della 29 perché sono già concentrato sulla strada per la 30. 

L'attraversamento di via Ripamonti è molto rischioso, ma non tanto quanto il passaggio nel campo rom in zona 31 dove faccio il pelo ad una serie di auto probabilmente rubate. Abbandonata la Zona di Via Vaiano Valle, e dopo il selfie che non mi autorizzava a passare per via del peso, scopro il bel Parco della Vettabbia, ottimo esempio di zona recuperata.

Non ancora recuperata la zona più a Nord, quella del Parco Cassinis dove passiamo vicino a dormitori per homeless e angoli non ben frequentati. Anche qui selfie con dei macchinari gialli.

Intricato, sia per la lettura della mappa che per i sottopassi, l'attraversamento della Stazione di Rogoredo. Al punto 40 troviamo dei supporter che ci indiano la lapide da guardare informandoci del passaggio di qualcuno prima di noi. Necessitano di attenzioni le viette che portano ai punti di controllo 41, 42 e 43.

Il trasferimento verso il punto 44 prevede il passaggio tra i nuovi palazzi del Quartiere di Santa Giulia. Purtroppo troviamo il cancello del parco chiuso. Non ci demoralizziamo e andiamo verso il passaggio più a Nord, anche questo chiuso. Decidiamo di scavalcarlo e passarci le bici sopra l'alta cancellata. Il guaio è che anche l'uscita del parco ha i cancelli chiusi con lucchetto, dobbiamo risalire fino al secondo ingresso per trovare un passaggio aperto.

Appena usciamo dal 45 riconosco Viale Ungheria, la Via dove ha abitato per una vita mia nonna. Il punto di controllo 46 è esattamente di fronte alla sua finestra ed è nel parco giochi dove ho passato l'infanzia. Purtroppo non esistono split time punto su punto (complimenti per gli split time abbinati ai selfie) perché sono certo di aver fatto registrare il miglior passaggio.




Cambio carta e quinto selfie davanti ad un AUTO RIPARAZIONI, proprio dove trent'anni fa benedivano le auto e mio papà ci aveva portato la sua Lancia Trevi.


Intricato il quartiere dei punti 48 e 49 che un po' conosco perché ai tempi dell'ISEF insegnavo in una scuola in zona. Tra l'altro qui, tra i passanti che imbrogliano il nostro passaggio, incrociamo un orientista della Punto Nord.

Vicino al Parco Forlanini, oltre alla grossa manifestazione di Linate con le Frecce Tricolori e blocchi stradali della Polizia, dobbiamo fare il selfie col gasmetro che mio fratello voleva immortalare già all'altezza dei Tre Ponti visto che si vedeva già. Come indicato nel foglio delle domande ci spostiamo nel punto corretto e incontriamo dei ragazzi che ci confermano che siamo probabilmente in terza/quarta posizione.

Il momento più duro della gara è stato il passaggio della ferrovia a Nord di via Corelli. Quattro rampe di scale con bici in spalla prima in salita e poi in discesa mi fanno capire che sono proprio stanco.

Ci ritroviamo quindi al Parco di Via Rubattino con il selfie più complesso perché dobbiamo farci entrare la staccionata, l'acqua, i piloni, Andrea e me (che si sa non sono proprio un fuscello).

Ormai ci mancano solo una manciata di punti di controllo, ma il 56 si rivela complesso perché ci mettiamo troppo a capire come finisce la frase CI PENSA LA VITA...

Il punto 58, come il 26, chiede di identificare esattamente il numero del lampione al centro del cerchietto. Preferisco fermarmi e essere sicuro, faccio bene perché ci sono diversi incroci di sentiero. Entriamo poi nel Parco Lambro e anche qui poteva essere facile sbagliare la collinetta con il lucchetto visto che ce ne sono più d'una.

I passanti del parco sono fantastici perché ancora una volta ci informano sul nostro piazzamento (terzi) e ci forniscono i relativi distacchi e commenti. Precisamente ci dicono: "I primi sono velocissimi e sono passati da tanto, non li prendete più" (Giaime e Mark) "i secondi invece non sono molto lontani" (Samuele e amico).

Manca troppo poco per pensare ad una rimonta e mi accontenterei di non essere superato nel finale ma sono ottimista perché non ho mai visto l'ombra di alcun inseguitore. In questo momento ripenso alle varie domande sperando di non aver commesso errori.

Siamo già in zona Naviglio della Martesana e, dopo aver impiegato qualche secondo di troppo per trovare il GATTO tra il gufo e il topo, e l'appellativo di MIMMO, arriva l'ultimo selfie, il più bello, quello con gli Azulejos dove mi ricordo di fare il sorriso richiesto da Remo.

Rimango attento per l'ultimo punto (63!!!) ma non è così intricato come eravamo stati informati prima di partire.

Sprint finale e le previsioni vengono confermate, oltre la linea del finish ci sono infatti già le bici di Giaime, Mark, Samuele e amico.

Troviamo Mark con una birra in mano e seguiamo l'esempio.

La trepidazione per la correzione delle domande è palpabile, alla fine viene confermato che nessuna delle prime squadre ha commesso errori e quindi terzo posto e podio confermati. 3h e 05', quasi 30' dai primi e 8' dai secondi.

Alla spicciolata arrivano tutti gli amici, anche chi, ormai al buio, non si è mai dato per vinto.

Come sempre dopo queste gare torno a casa felice di esserci stato. Oltre all'organizzatore devo quindi ringraziare Andrea. Avevo infatti rinunciato alla gara sommerso da vari impegni salvo poi ricevere una telefonata martedì scorso che mi diceva: "Allora ho portato giù la bici dalla montagna per fare insieme quella gara di cui mi avevi parlato..." 






martedì 7 maggio 2019

OTrailRun 2019


Cinghiale e Zia Papera
E’ con vero piacere che mi sono iscritto al O.Trail Run. Il primo raid di ori in Ticino, più precisamente a Capriasca che trovo un’area ideale per ogni attività di orienteering.

Ad organizzare il tutto Davide Melena e i suoi studenti, il tracciato oltre alla supervisione di Elena Ross è stato pensato dall'esperto Roby Tetta, una garanzia che non deluderà.

Il ritrovo e la partenza sono nel moderno centro sportivo di Tesserete. Finalmente, chiedendo ad un local, capisco che differenza ci sia tra Tesserete e Capriasca.

I Nirvanici e alcuni simpatizzanti al via
Alle 8.30 partono i concorrenti del percorso Lungo, alle 9 partiamo noi del Corto, che poi viste le lunghezze di 18 Km con 1.300 di dislivello mi piacerebbe venissimo chiamati almeno percorso Medio, ma questa è un’altra polemica.

Iscritti nel Corto comunque vedo atleti quali Seba Inderst, Gigi Pedrini, Gianni Guglielmetti oltre a tante atlete ticinesi molto forti. Nello schieramento vicino a me e a zia papera trovano spazio coppie italiane come le indomabili Silvia B. e Monia M. e Hiroki con la sua principessa Leila.

Pronti per partire
Queste sono le due coppie da battere, tutte le altre mi sembrano inarrivabili.

Al via, come sempre, ci aspetta una bella scalata per uscire dal paese e raggiungere i boschi e poi i pascoli. I local con disinvoltura prendono le viuzze nascoste e i tagli quasi illeggibili in carta, noi ci manteniamo al passo raggiungendo agevolmente la prima lanterna.

Per arrivare alla seconda lanterna ci si presentano diverse scelte di percorso, tagliando per il bosco prendiamo sicuramente la più faticosa.

Il primo trasferimento importante è quello che ci porterà alla lanterna numero 3. Decido di affrontarlo dall'alto nella speranza che la traccia che parte dalla casa vicino alla lanterna numero 2 continui per un po'. Ci troviamo così a correre in un sentierino non segnato in carta ma che segue esattamente la direzione che ci serviva.

La navigazione in questa tratta non è semplice ma sono molto soddisfatto di come procediamo riconoscendo case e prati che ci circondano. Arriviamo alla lanterna in compagnia di coppie accreditate come quella di Gaia e quella di Carol. A fine gare apprenderemo, con orgoglio, che in questa tratta abbiamo fatto il miglior tempo di tutti.

Nella breve tratta che dalla 3 ci porta alla 4 succede l’imprevedibile, zia papera viene costretta a rallentare da un infortunio. Il ritmo che stavamo tenendo l’avrebbe portata a strapparsi costringendo noi a ritirarci e lei ad un problema più serio. Lasciamo andare le coppie vicino a noi e veniamo superati anche dalla coppia che andrà a vincere e, poco dopo, anche da Brambi e Giuga.

La strada che sale e poi scende verso la lanterna 5 ci vede fare la scelta a sinistra, differente, ma molto valida, che però viene vanificata da un attacco al punto anticipato ed errato.

Il ristoro dei campioni
Poco male, capisco che è il momento di bere e rifornirsi. Lo stradone che va verso la 6 è troppo bello e semplice per essere seguito. Decidiamo quindi di tagliare dritto per dritto, scelta più corta che ci porta a salire per poi scendere lentamente verso il laghetto, procediamo sicuri fino al punto ma mi rimane il dubbio se il giro largo sarebbe stato più veloce. Il laghetto visto dall'alto è spettacolare, sembra rosso per via del riflesso degli alberi intorno.

La lanterna numero 7 è la più dura, nessuna scelta, si tratta di seguire un sentiero per poi abbandonarlo e salire fino alla vetta di Cima di Lago (1.146). Fortunatamente a metà tratta incrociamo DeVecchi, Roby Tetta e soprattutto un fornitissimo ristoro con dell’ottima cioccolata!
Era la carica che ci serviva per arrivare in cima al monte.

Sulla Cima di Lago
Qui sorprendiamo il fotografo arrivando da Nord-Ovest. Ci concediamo il tempo di qualche scatto manco fossimo su un set fotografico e poi riprendiamo la gara scendendo verso sud.

La vegetazione e i sentieri non ci risultano chiari tant'è che ci troviamo a correre senza trovare le tracce attese tra boschi e sterpaglie. La lanterna numero 8 è in un bellissimo borgo di poche casette chiamato Chiesa, punzoniamo rapidamente e ci troviamo di fronte ad una scelta difficile, salita fuori sentiero tra prati e boschi o correre su strada perdendo 150 metri di dislivello per poi rifarseli tutti?

La mappa di Capriasca Gola di Lago con il percorso Corto
Optiamo per la seconda scelta più sicura ma anche più letale.
Se salire alla 9 ha messo a dura prova polpacci e polmoni, arrivare alla successiva 10 sarà distruttivo per le ginocchia visto che in pochi metri, su sentiero pietroso, perderemo quasi 400 metri di dislivello passando per il Convento di Santa Maria. 

La stanchezza è talmente tanta che pur di non fare una ventina di metri di dislivello in salita su una comoda strada decidiamo di passare per boschi, cancelli e sentierini in costa che ci porteranno però a far registrare l’unico intertempo peggiore a quello delle coppie Silvia-Monia e Hiroki-Leila.

La gara non è finita, dopo la corsa alla 11, lanterna che avevamo già incrociato, ci tocca dare tutto anche per arrivare alla 12 e poi fino al finish visto che altre coppie cercano di superarci. 

Come spesso accade ci sopravanza solo un componente delle squadre avversaria, quello munito di chip che punzona incurante che il compagno sia alle nostre spalle. Poco importa a livello di classifica trattandosi di coppie maschili.

Commenti post gara
Stanchi ma soddisfatti troviamo docce calde e pasta, anche in questi dettagli l'O.Trail Run si rivela una gara perfettamente organizzata: tracciati all'altezza, pacco gara ricco, sicurezza sul percorso, adesivo di finisher e un caldissimo sole tutto il giorno!
Sfatti ma soddisfatti

domenica 3 marzo 2019

MOO 2019 - Raccolta di ricordi



Dopo il lungo briefing il via alla gara è quasi improvviso, noi ci adeguiamo partendo quasi impreparati. Seguiamo il flusso di gente per strappare dallo stenditoio la mappa del prologo quindi ci dirigiamo un po’ a caso verso il parco.

Faccio andare più le gambe che la testa ed effettivamente non scelgo il miglior ordine per risolvere il labirinto di lanterne. Dopo pochi passi incerti ci convinciamo a proseguire verso est per raccogliere uno dei 13 nastri blu che consegneranno 5 punti bonus.

La mappa del PARCO CASSINIS è la classica cartina da orienteering con delle bande bianche per confondere le idee. Prima di arrivare al nastro blu rispondiamo a 3 domande, una sbagliandola ma poi correggendoci, siamo tra i primissimi a strappare il nastrino, una volta fatto ripieghiamo verso ovest per recuperare le lanterne non fatte.

Approfittando della concessione di non stare necessariamente insieme nel prologo lancio zia papera verso la 7. Io, in solitudine, mi avvio verso la pietà di Rogoredo. E’ proprio in questo momento che sento il ‘socio’, mio grande estimatore, urlare ai sui compagni una frase che più o meno suona così: “Ve l’ho detto, se il Dipa è andato di là significa che era meglio andare di là”. Mi gonfio il petto.

Malgrado il vantaggio sulla zia arrivo al punto fotografico pochi secondi prima di lei ma perdo un minuto per disabilitare il risparmio energetico e fare la foto, la zia mi si spazientisce. 

Ora ci tocca risolvere un’equazione, a spanne ci sembra il risultato sia 5, ma è il flusso di persone che corre che ci conferma che il punto di consegna mappe è proprio al binario numero 5 della stazione ferroviaria!

Mentre zia papera prova a convincermi a scrivere la soluzione dell’equazione sul foglio (ma non c’è lo spazio) arriviamo alla banchina mentre un treno, direzione Stazione Centrale, ci parte sotto il naso. Fossimo arrivati un secondo prima, e con il senno di poi, avrei preso volentieri quel treno. Dobbiamo invece ripiegare sulla metro gialla. Anche qui perdiamo il convoglio per un soffio e vediamo andar via le squadre più competitive. Noi dobbiamo aspettare 7’ per la metro successiva.

Zia papera si concentra sulla risoluzione dell’enigma numerico che ci svelerà il punto misterioso da 100 punti. Io pianifico il percorso, come al solito scelgo il punto più lontano sulla stessa direttrice per avere il tempo di leggere e analizzare tutto, scelgo quindi Dergano come destinazione. Mio malgrado quella piazza non è da visitare, anche se evidenziata, perché non abbiamo la corrispettiva mappa. Mandiamo un sms all'organizzatore chiedendo spiegazioni in merito ma non riceveremo immediata risposta.

Appena ci convinciamo che è un errore di stampa decidiamo di saltare giù dalla metro a Repubblica per poi correre fino alla BIBLIOTECA degli ALBERI. La zia ha un altro passo ma mi aspetta senza lamentarsi. Il primo punto prevede di contare i componenti di legno di una panchina. Zia Papera conta per decine e ha il dubbio tra 163 o 173, il mio conteggio conferma il secondo numero e senza ricontarle partiamo verso gli altri cerchietti tra giostre e angoli nascosti.

A metà mappa veniamo distratti da un team seduto su un tavolo che ci guarda con sospetto e poi scappa via come se fossimo lì per copiare le loro risposte. La zia mi si deconcentra mentre risponde ad una domanda, vedendola perplessa le chiedo “sei sicura?”. Questa domanda la manda su tutte le bestie! “Certo che NON sono sicura” mi risponde! Ridendo ce ne andiamo, alla fine scopriremo che la risposta era sbagliata avendo scritto 8 e non 0,8.

Pochi passi più in là bisogna fare il selfie, la zia per coprire il volto userà in questa e nelle successive foto mascherine con baffi e occhiali, purtroppo non verranno condivise nel resoconto sul sito dall’organizzatore e quindi rimarranno solo un nostro ricordo. Il selfie di questa mappa doveva essere una foto del team davanti ad un ingresso con arco in mattoni. Siamo esattamente nel cerchietto ma non troviamo l’arco in mattoni, alla fine convinco la zia di fare la foto alla parete alle nostre spalle, anche se senza arco. Nella mappa successiva realizzeremo che la zia aveva letto la descrizione della foto seguente, hihihihihihi, per fortuna eravamo proprio nel posto giusto e la foto ci verrà data per buona.

Corriamo verso l’ultimo punto della mappa e incontriamo i Barenghi. Insieme alla coppia di Tradate ci buttiamo giù per la scalinata di Piazza Gae Aulenti, e poi giù per la metro. Loro corrono come due folletti dei boschi, leggiadri, veloci, contenti. La mia grazia nel correre invece fa capire perché vengo soprannominato ‘il cinghiale’.

Con i nostri acerrimi amici poco distanti prendiamo la lilla verso LOTTO MM, pianifichiamo l’ordine e decidiamo di procedere con calma in quella che sembrava una mappa intricata, ma che in realtà si rivelerà molto easy. Ancora in metro ci spostiamo verso la porta che si aprirà proprio davanti all’estintore oggetto di domanda come se questi 2” guadagnati facessero la differenza sulle 5 ore di gara. In superficie incontriamo anche Kri e Metka, ma siamo troppo sul pezzo e filiamo come saette senza quasi curarcene. Finite le lanterne propongo di fare di corsa fino alla mappa PIAZZA D’ARMI sperando di venir sorpreso dall’autobus 93 e in caso salirci sopra.

Logicamente non passerà nessun autobus e il tratto, che quasi tutte le squadre sane di mente avranno fatto in metro, si rivela più lungo e duro del previsto. Corro più che posso con la zia sempre avanti 20 metri ma con il freno a mano tirato per aspettarmi.

Entriamo in mappa e incrociamo 'LaMuccaEIlCanguro', la squadra che ci siamo imposti di battere a tutti i costi, poi incrociamo il rassicurante Luigi Fantin che ci dice: “prestate molta attenzione lì dentro”. Effettivamente la mappa ci catapulta in una zona di Milano ai limiti del surreale con sentierini tra immondizie, rovi e orti delimitati da lamiere di fortuna. Dopo aver cercato invano un fiocco su un albero in un punto dove dovevamo identificare il colore di un bidone (hihihi) e dopo aver incrociato ‘Twocats’, Ale e Chiara e altre coppie, ci troviamo nel centro della mappa, nella zona bianca non cartografata, …persi. Il tutto proprio quando avevo appena detto: “questa è una zona molto orientistica”. Perdendo molto tempo e setacciando tutta la zona troviamo quella malefica ‘palina’ bianca che attaccata da sud, come devono aver fatto tutte le altre squadre, probabilmente non ci avrebbe dato gli stessi problemi che abbiamo trovato attaccandola dal nulla.

Attraverso una feritoia non più larga di 20cm usciamo da quel posto che non credo mi rivedrà più. Chiedo a due sçiure di passaggio dove fosse la metro più vicina, inaspettatamente ci restituiscono informazioni corrette.

Saliamo in metro verso il punto misterioso di Sant’Agostino, ma sia la rossa che la verde non hanno le nuove sedute tanto care all’organizzatore. Nel frattempo ci consoliamo bevendo un po’ di whisky che ci eravamo portati in una comoda e discreta fiaschetta. Al secondo tentativo sulla verde riusciamo a trovare le sedute, mentre con la rossa non siamo altrettanto fortunati e dobbiamo aspettare il terzo convoglio per trovare quello a noi utile. La cosa comica è che mentre arriva il treno zia papera fosse in giro per la metro di Cadorna alla ricerca di una pozza d’acqua (distributore automatico) per abbeverarsi. La chiamo, urlo, ma la zia non arriva, solo quando ormai avevo perso le speranze spunta come un miraggio dall’altro corridoio e ci infiliamo in carrozza. La metro è piena e abbiamo solo una fermata per fare il selfie alle sedute. Siamo costretti a chiedere a un passeggero di alzarsi e ci buttiamo sul sedile per aggiudicarci i 30 punti.



Arriviamo ai BINARI del TRAM una mappa che non mi è piaciuta perché affrontata con troppa frenesia facendo qualche imprecisione di spostamento e dove abbiamo impiegato troppo tempo per risolvere alcune domande (42 e 43). Sul punto 45, quello del civico 3, perdiamo tantissimo tempo, ma qui recrimino una mappa che non riportava tutti i binari presenti in loco. Ultimo rammarico della mappa aver sbagliato il punto 47, sono ancora convinto che fossimo esattamente sul punto, non so se ho sbagliato io a comunicare il numero alla zia o lei a trascrivere l’informazione, sta di fatto che sarà il secondo errore a fine gara.

E’ circa l’una e un quarto e ci mancano solo due mappe. Una delle due è quella del treno che prevede però il passaggio dello stesso al minuto 17’ di ogni ora. Nostro malgrado non faremo in tempo e andiamo quindi verso la simpatica mappa scala 1:400 di ANGILBERTO. Anche per arrivare a questa piazza accuso la fatica e non riesco a tenere il passo della zia. Gli enigmi da risolvere sono semplici e facciamo tutto in pochi minuti. Visto il larghissimo anticipo decidiamo di dirigersi camminando verso la mappa TREN-O. Dopo aver invertito le domande dei selfie delle due stazioni, e corrette grazie al suggerimento della nipote di PLab, e realizzato grazie ad una passante che eravamo sulla banchina sbagliata, ci siamo quindi fatti 8 volte quelle lunghe scalinate, ci accomodiamo per oltre 30’ sulla panchina della stazione come due pendolari.

Poco alla volta vediamo arrivare tutte le altre squadre: i liguri, i Barenghi, SteGal e Marco, Kri e Metka, gli amici degli animali, Mariano e donna, la Friz e uomini e tanti altri gruppi. Ad ogni squadra che arriva rosico di più, penso a tutto il vantaggio che avevamo e che verrà vanificato e deciso solo allo sprint finale. Alle 14:17 arriva il treno, siamo concentrati, conosciamo ormai le domande a memoria, stiamo rispondendo perfettamente ma a metà viaggio compare il controllore che ci chiede i biglietti poi, incuriosita, ci chiede anche cosa stessimo facendo. Trattandosi di una ragazza carina le rispondo educatamente e le spiego un po’ il tutto, malgrado l’imprevisto siamo stati brillanti e abbiamo risposto a tutte le domande tranne 3, ma abbiamo il viaggio di ritorno per rimediare.

Nella stazione di Romolo corriamo a fotografare il graffito ma sbagliamo personaggio, fortunatamente i Barenghi, in maniera fin troppo sportiva (non credo noi saremmo stati altrettanto eleganti), ci fanno venire il dubbio e correggiamo il selfie. Nel viaggio di ritorno recuperiamo solo una delle tre domande che non avevamo risolto all’andata, ma anche quell’unica risposta, per colpa della dislessia, riusciamo a sbagliarla scrivendo W12 al posto di W21.



Il finale è tutta una gara di velocità, siamo tantissimi, si sono aggiunte al gruppo anche Le Sovversive, il team Spomladanske luze, con Fabrizio Donadini, I Mal di Fianco del socio e chissà quante altre squadre. Si aprono le porte della metro e tutti ci buttiamo giù con foga, ai tornelli il primo imbuto, lo supero incollandomi alle chiappe dell’ispanico. Poi cerco di stare al fianco della zia per tagliare la linea del traguardo insieme anche se alcune squadre ci superano anche solo con un concorrente. Poco importa è finita.

Come al solito mi sono divertito tantissimo. La zia è stata la solita grandissima compagna di avventura. Al momento pensavamo di aver sbagliato solo le 2 risposte mancanti. Gli errori saranno in realtà 5 che ci relegheranno al 9° posto su 49 squadre partite. Siamo davanti agli Animali, ma la vera costatazione che mi viene da fare è che questa gara mi diverte tantissimo. Viva il MOO.


Note: la prima foto è stata rubata da questo blog

mercoledì 18 giugno 2014

Nirvana Raid 2014

La più grande delusione orientistica della mia vita.
Sì, questo Raid lo avevo preparato bene e mi aspettavo un buon risultato o per lo meno una splendida esperienza, la sorte però mi ha riservato un destino diverso. Leggendo le classifiche il mio nome appare vicino a un N.P.


Non Partito: una delle sigle meno frequenti per me. Ricordo una gara in Svizzera dove sono partito anche con una caviglia fuori uso, tutta la gara a saltellare, o quest'anno ai Piani di Praglia dove pioggia e neve non mi hanno fermato malgrado febbre e raffreddore, o quell'Arge Alp a San Martino di Castrozza dove una bufera ha persuaso i più ma non me, io ero lì, ai nastri di partenza di quel lancio di staffetta che nei miei ricordi pare qualcosa di epico.

Per anni ho offerto la mia presenza a qualunque organizzatore posasse una lanterna da cercare. Insomma accreditarmi con un N.P. (a memoria non ne ricordo altri in 18 anni di orienteering) è un evento raro e gli astri devono impegnarsi a fondo per riuscirci. Il Nirvana Raid poi è una delle gare che più apprezzo, le ho fatte tutte! Ricordo le vittorie nelle prime due edizioni con Yuko Ogino e Federica Maggioni, ma anche la prova meno fortunata con il socio Oscar Galimberti dello scorso anno, e anche il Raid Multisport con Ilaria Sambo (foto sotto). Tutte gare indimenticabili, esperienze fantastiche malgrado la pioggia spesso l'abbia fatta da padrone!


Il 2014 però è andato diversamente. Qualche mese prima della gara mi accordo con Clizia di correre insieme, la conosco poco, ci ho parlato qualche volta sui campi gara, ragazza molto simpatica con un'esperienza orientistica infinita. Nelle settimane che ci avvicinano alla gara seguo da lontano le sue imprese, scopro che è molto forte e in forma, si allena e degli intertempi vedo che va più di me. Sarà dura starle dietro, comincio un po' a preoccuparmi ma, per non farmi trovare impreparato, torno ad allenarmi, una scalata al Bolettone e gare particolarmente lunghe come la Abbots Way o la Coppa Italia a Barricata in ME.
Mi sento abbastazna pronto, sempre un po' preoccupato ma carico. Inoltre, al contrario degli altri Raid, il luogo della gara è su un monte, il Resegone, che conosco abbastanza avendoci fatto ultimamente diverse passeggiate.

Sabato 14 giugno, il giorno prima della gara, arriva però la telefonata: Clizia è malata, non potrà esserci. Rimango attonito, cerco subito di pensare se posso trovare qualche sostituto, mi viene in mente il nome di Eugenia che nell'ultimo periodo avevo quasi convinto a far provare un Raid...  quasi? Ora che ci penso l'ho proprio convinta, tant'è che si è iscritta in maniera autonoma. Mannaggia! Chi posso chiamare? Scrivo a Mark, a Oscar, a Federica, a Massimo. Nulla per diversi motivi nessuno può. Passo a mio fratello, a mio cognato ad Irene, ad Ilaria a Cristina. Ancora nulla. Scrivo ad Elena su FB, agli organizzatori. Niente. Penso ad Eleonora e a Yuko ma ormai sono un po' depresso, ho dato fondo alla mia rubrica senza fortuna. Tenendo il cellulare acceso nella speranza che qualcuno cambi idea prendo la decisione: starò a casa, guarderò l'esordio dell'Italia al Mondiale di Calcio e non andrò all'alba a Morterone a vedere i miei amici partire rosicando.

La sera mi addormento sul divano con il televisore accesso. L'Italia batte l'Inghilterra 2 a 1, parlano di partita fantastica degli azzurri mentre io già dormivo. La mattina prendo la bici e faccio un giro con mio figlio Pietro, colazione al bar, un po' di altalena, un po' di scivolo. Faccio tutto come se non esistesse il Nirvana Raid, per non pensare che i miei amici sono tutti sul Resegone a divertir... ehm... a sudare come matti... che è quello che avrei voluto fare anche io! E poi non piove! tempo perfetto per correre! O camminare! O strisciare! Insomma per esserci!
Non ce la faccio, devo andare a Morterone. Torno a casa, convinco la family e partiamo per quel paesino di 36 abitanti, inarrivabile, sperduto tra i monti, quasi inospitale che sta invece ospitando l'evento! Dopo oltre un'ora e tutti quei tornanti arriviamo. Alcuni amici hanno già finito la gara, rosico, si sono divertiti, rosico, il tempo è stato clemente, rosico, scambio due parole anche con Mario e Marco, gli organizzatori, e scopro che un team è partito in 3, avrei potuto aggregarmi ad uno di loro, rosico (per non ucciderli!)

La gara sta terminando, gli arrivi alla spicciolata si susseguono, è stato un altro bellissimo Raid, complimenti al Nirvana Verde, ma io ho in corpo frustrazione e delusione. Nessun arrabbiatura perché non è colpa di nessuno ma ma solo fatalità, Clizia a casa malata sarà più rammaricata di me, ma io sono triste, più triste di qualunque sconfitta sportiva abbia conquistato. Non aver vissuto questo Raid da protagonista spiace. Certo mi rifarò alle prossime gare, i prossimi fine settimana ma ciò non mi consola.

I giorni successivi sono addirittura peggio. Su FB iniziano le pubblicazioni delle foto, tutte splendide. Quasi tutti i partecipanti cambiano la propria immagine del profilo con una foto del Raid con i panorami che si godono dal Magnodeno, dalla cima del Resegone, e poi commenti, classifiche, tracce del percorso, scambi di opinioni, celebrazioni, Andrea Gironi ironizza sul suo podio... e io rosico!

venerdì 6 settembre 2013

Gavia domato per la quarta volta


Sono proprio orgoglioso di questa foto e soddisfatto di quanto fatto martedì in sella alla mia Bianchi.
Per la quarta volta in vita mia sono riuscito a salire fino alla quota di 2652 metri del Passo Gavia; l'ascesa di martedì è stata probabilmente la più lenta delle quattro e probabilmente c'entra qualcosa il fatto che siano passati 20 anni dall'ultima volta.

Le prime tre scalate infatti risalgono agli anni delle superiori 1991-92-93, quando passavo tutta l'estate in bicicletta. La salita 2013 invece è un fulmine a ciel sereno del tipo che faccio oggi? Aperitivo all'Asino che vola (localino molto carino di Ponte di Legno) oppure salita in bici al Gavia.


lunedì 2 settembre 2013

Ila ho fatto una K



Comincio a sospettare che qualche giorno fa ho fatto una cazzata (k) che comprenderò solo tra un paio di settimane. Ma andiamo con ordine: mercoledì scorso mi sono iscritto alla Race Adventure Multisport organizzata dal Nirvana Verde. Dopo la positiva esperienza in Svizzera alla R’adys, dividerò la fatica ancora con Ilaria, compagna di sventura tenace e al tempo stesso temeraria quando si tratta di avventurarsi in nuove sfide.
La Race Adventure è una gara in autosufficienza in orientamento che prevede le prove di corsa, mountain-bike, kayak e arrampicata. Per non farci mancare nulla ci siamo iscritti nella categoria PRO, quella lunga riservata solo a 10 squadre per 50 km di salite, sterrati e boschi.

Ecco come penso di prepararmi: corsa, è l’unica specialità che faccio regolarmente, non allenandomi badate bene, ma spesso sono impegnato in prove di orienteering e quindi con un po’ di presunzione ipotizzo che non sarà la disciplina che mi metterà ko, per lo meno non più delle altre. Mountain-bike, tecnicamente sono pessimo, ma come potenza dovrei esserci e su terreni asfaltati da piccolo ho macinato un po’ di chilometri. Kayak ed arrampicata invece sono due attività che ho visto solo in tv.

Il mio programma di allenamenti prevede qualche corsetta dal 3-7 settembre, gare di orienteering l’8 e il 9 (nulla di che, solo i campionati italiani long), ma anche dei giretti in bici con la scalata del Passo del Gavia, salita che ho già domato tre volte, ma l’ultima impresa risale a più di 20 anni fa! Più problematico allenarmi per l’arrampicata e per il kayak. La prima disciplina improvviserò e se possibile lascerò tutto l’onere alla mia socia, mentre per il kayak sono riuscito a trovare un corso base con istruttrice di canoa canadese per sabato 31 agosto, lo so, è un altro sport ma come si dice dovrò fare di necessità virtù.

31 agosto: dopo aver giocato ad un gioco in scatola la sera prima (il famoso ferroviario 1830) che si è protratto più del dovuto (8 ore di sfida con conclusione alle 4 di notte, ma questa è un’altra storia), parto alle 10:30 per un giretto in bici; da Cabiate all’Alpe del Viceré, ovvero falsopiano fino ad Albavilla (circa 18 Km) e salita finale (6 Km con circa 600 di dislivello). Alle 15 appuntamento con la canoa.

La mia sgambata parte con diverse perplessità legate al mezzo (una Bianchi attrezzata per giretti con Pietro, ovvero con seggiolino, borse ecc.), dopo aver spogliato la bici delle cose inutili scopro che il cambio non funziona, non entra la marcia dura davanti. Anche i pantaloncini nuovi non ammortizzano come speravo e comincio ad avere un po’ di dolori al fondo schiena.
Quando giungo in località Cassina Amanta abbandono l’asfalto per provare lo sterrato, tutto bene fino a quando la strada non si trasforma in palude fangosa con enormi pozzanghere. Come errori sottolineati in rosso i miei limiti vengono subito messi in evidenza costringendomi spesso a scendere dalla bici; mi accorgo che è già passata un’ora e, dopo tanta fatica, ritrovo l’asfalto che mi genera la stessa gioia che un'oasi in mezzo al deserto può restituire ad un disidratato. In discesa scopro che i miei freni, soprattutto se infangati, non rispondono ai comandi (non ho i freni a disco) e ho bisogno delle suole delle scarpe per evitare voli fuori strada.

Arrivato ad Albavilla però capisco presto che la bici, malgrado tutto, è molto più pronta di me per il Race Adventure; la salita all’Alpe del Viceré l’avevo già fatta qualche anno fa e non me la ricordavo così dura; pedalo, pedalo ma salgo piano e soprattutto verso metà salita sono costretto a fermarmi perché sono distrutto (vergognandomi come un ladro mi fermo senza farmi vedere da altri ciclisti o macchine di passaggio). Il calvario continua con altre due soste non programmate e la vetta è molto più in alto di dove spesso mi illudo sia. Verso la finale della salita comincia a farmi male il ginocchio destro e non riesco più ad alzarmi sui pedali. Anche le parti intime mi preoccupano, dopo 2 ore di bici provo una sensazione stranissima, l’apparato riproduttivo mi sembra intorpidito, non lo sento più, un po’ come quando si addormenta un piede in posizione innaturale.
Alla fine ce la faccio, sono in cima all’Alpe ma l’orologio segna già l’una! Devo tornare di corsa a casa per poi andare a far canoa. Per non farmi mancare nulla scendo facendo la direttissima, sentiero sterrato che riconferma le mie inesistenti doti tecniche; per evitare voli da paura preferisco spingere la bici a piedi. Passo per Albavilla, Erba, Orsenigo, Alzate B.za, Brenna, Olgelasca, Mariano (sbagliando anche strada) e provo a spingere ma il ginocchio destro è sempre più dolente e convince anche il sinistro a ribellarsi.

Mantenendo una posizione ridicola per evitare dolori al fondo schiena e alle ginocchia alle due e mezza sono a casa, metto in bocca un panino raffermo e ci sbatto sopra due fette di crudo e ancora infangato sono già in auto per andare a provare la canoa.
Durante il viaggio penso ai mille problemi che dovrò raccontare a Ilaria: in ordine di importanza penso al ginocchio che mi faceva proprio male, il culo era già più sopportabile, mentre i problemi meccanici sembrano passare in secondo piano ma non poter frenare ne mettere i rapporti duri non è proprio l’ideale. Il bilancio mi sembra come quella finale di Champions League finita 3-3 tra Liverpool e Milan: un disastro. Inoltre realizzo che non riuscirò mai a scalare il Gavia, forse mi conviene provare con il Passo del Tonale (o forse mi basterebbe il Cavalcavia della Ghisolfa).



Passiamo alla canoa: arrivo al lago di Pusiano, Giusi, l’istruttrice, mi trasmette infiniti consigli che dovrò apprendere ma anche trasmettere a Ilaria. Nella canoa il lavoro di squadra è fondamentale e non aver mai provato insieme non credo semplifichi le cose. Dopo un paio d’ore di pagaiate non credo di potermi definire pronto ma ho un bel blocco di appunti che sembro un avvocato pronto per un’udienza. Ricapitolando in canoa dovrà sedersi davanti il più leggero mentre chi si mette dietro deve fare da timoniere, scopro quindi che gran parte della spinta dovrà arrivare da chi sta a poppa (povera Ila), mentre io dovrò far girare il mezzo e vi giuro che spesso non capisco che movimento devo fare per muovere la canoa a destra o a sinistra. Altra cosa che mi sembra importante è quella di lavorare con alte frequenze piuttosto che con pagaiate ampie ma soprattutto usare la pagaia in verticale. I consigli sono veramente tanti e non riuscirò mai a trasmetterli ad Ilaria. Ne complesso però andare in canoa mi è sembrato molto divertente e mi piacerebbe riprovarla anche con finalità turistiche magari con Pietro e Roberta.
Ultimo appunto per la canoa è quello di procurarsi un paio di guantini; quando dopo pochi minuti dall'inizio delle pagaiate infatti mi è comparsa una vescica sulla mano e anche Giusi non ha nascosto la propria preoccupazione in vista della k che il 15 settembre proverò a portare a termine.

1830: dopo tanto tempo ancora tu


Dopo gli ottimi spiedini alla griglia e in forte ritardo rispetto ad ogni previsione siamo riusciti ad iniziare la tanto attesa partita a 1830 intorno alle 16.

Vi anticipo che, e immagino già i sorrisini dei maligni, come da tradizione in Uesm non siamo riuscita a portarla a termine!
Il gioco termina quando la banca finisce tutti i soldi, circa 17.000 $, mentre le nostre compagnie ferroviarie a mezzanotte ricavavano circa 250 $. Immancabile al termine di ogni turno azionario lo sguardo profetico di Gionata verso il capitale della banca dicendo: "non finirà mai!".

Malgrado ciò siamo andati avanti per circa 8 ore. In questo lasso di tempo, con un gruppo differente di persone, la partita secondo me sarebbe potuta anche finire, ma i sei sventurati che nel pomeriggio di ferragosto si sono ritrovati intorno al tavolo verde erano la compagnia meno probabile per portare a termine questa missione.

Io, che non ero riuscito a leggermi le regole ma avevo alle spalle un anno fa un'altra partita interrotta dove mi guidavano passo passo, ero l'esperto del gruppo. Gli altri pendevano dalla mia pessima spiegazione coadiuvato da interventi di Matteo che però era riuscito a leggere il regolamento solo fino a pagina 13! Fabio con molta buona volontà aveva dato una letta al regolamento che si può scaricare da questo sito, ma era senza immagini e riferito all'edizione degli anni '80. Stephane dal canto suo sapeva che prima di cominciare bisognava eleggere un cassiere (fu così che divento lui il cassiere).

Dopo una prima falsa partenza e la rilettura di qualche capitolo a caso che pareva più interessante degli altri siamo riusciti a far decollare la partita.
Le compagnie private sono state acquistate a prezzi spropositati prosciugando le già misere casse individuali, non contenti abbiamo portato i valori di partenza delle azioni di quasi tutte le compagnie al valore massimo di 100 $, una volta accorti che in questo modo il gioco non poteva iniziare siamo tornati indietro e rifatto tutto.

In pochi minuti (si fa per dire) abbiamo capito a che partita saremmo andati incontro con un Gionata in stato di grazie che, dopo aver ripetuto una dozzina di volte che non aveva ben chiaro il senso del gioco, si accaniva contro delle scelte a suo avviso errate o inutili dell'autore definendo il gioco ingessato per via del limite che ogni giocatore non poteva accumulare più di 11 certificati azionari.



Intanto i primi presidenti cominciavano a lavorare; in ordine partivano la Pennsylvania (PRR) e la New York Central (NYC) quindi la New York, New Haven & Hartford (NYNH) e la Chesapeake & Ohio (C&O). Ogni compagnia cominciava a costruire le proprie tratte ferroviarie per gli Stati Uniti senza sapere che quelle primissime mosse avrebbero condizionato in maniera radicale l'andamento della partita. Complice un paio di movimenti errati (acquisto di troppi treni) o al limite della fraudolenza (ammessa dal gioco) del presidente della PRR Fabio molti azionisti scaricarono il gruppo affossandolo.
Dopo aver giocato i primi turni come azionista di minoranza entrava in gioco anche Matteo attivando e presiedendo la Baltimore & Ohio (B&O) lasciando il solo Gionata non presidente di nessuna compagnia, ruolo che avrebbe portato fino a fine partita.

Il buon Gionata però stringeva un patto di ferro con Stephane, presidente della C&O e presto presidente anche della Canadian Pacific (CPR) attivandola. Il sodalizio continuò fedele e ambiguo fino a fine partita usufruendo anche di inaspettati aiuti della NYC con un presidente, l'unica fanciulla al tavolo, fortemente interessato all'andamento della CPR di cui era un'importante azionista.

Dopo qualche scalata azionaria, per la verità poche, le varie compagnie passarono presto ad acquistare treni sempre più belli arrivando in nemmeno troppo tempo ad avere i Diesel. Per bloccare introiti proibitivi molte compagnie si affrettarono a costruire delle stazioni che formassero dei tappi per questi cavalli d'acciaio che altrimenti avrebbero scorrazzato liberamente per il Nord America. Esempio più eclatante fu la neonata Erie che si piazzo tra Toronto e Buffalo bloccando il passaggio tra i laghi Erie e Ontario.

domenica 12 febbraio 2012

Tradate 2011 - Curve di Livello

Provati i percorsi per la gara di curve di livello di Tradate che si disputerà sabato 17 marzo.

La neve di questi giorni ha sommerso i rovi e finalmente è un piacere correre per i valloni del Parco Pineta. Stiamo studiando il modo di fare abbastanza farfalle per rompere eventuali treni, la gara infatti prevederà partenza mass start.

Al momento la neve ricopre tutto il bosco ma è compatta e non è un problema correre. A farmi paura sono i fili spinati, che proprio per la loro pericolosità saranno lasciati disegnati in carta; la neve che li sta coprendo rendendoli insidiosi dovrebbe sparire ma sarà opportuno prestare comunque attenzione.

Discorso diverso per l'allenamento regionale di domenica prossima la neve ci farà sicuramente compagnia ma la zona scelta non presenta fili spinati ma solo alcune valli con molti alberi abbattutti. Tutti i percorsi permettono comunque di aggirare queste zone.

Board Game

E' il momento di (ri)fare il punto sui giochi di società. Oggi parlerò solo di giochi che possiedo, e che quindi a rigor di logica dovrei conoscere meglio; seguirò un rigoroso ordine casuale, o meglio scorrendo i giochi dallo scaffale di fronte a me. Particamo quindi con Race for the Galaxy:
  • 2-4 giocatori
  • 30-60 minuti
  • età 12+
Queste le scritte che appaiono a bordo scatola. Questo gioco, che ha dato vita a molte espansioni che non possiedo, è molto profondo. L'ambientazione spaziale potrebbe scoraggiare (ad esempio mia moglie) ed è un vero peccato perché, per essere appreso appieno, deve essere giocato diverse volte. Si tratta di un gioco di carte che ha rubato le meccaniche da Puerto Rico ma, più del suo predecessore, si basa esclusivamente sulle combo che si riescono a creare! Passiamo a Terra Nova:
  • 2-4 giocatori
  • 60 minuti circa
  • età 10+
Gioco italiano: è un astrattone di piazzamento, molto semplice nelle dinamiche ma notevolmente strategico. Può apparire ripetitivo e verso la fine della partita rischia la paralisi d'analisi. Anche questo trova l'opposizione di mia moglie.

Il terzo è Caylus:

  • 2-5 giocatori
  • 60-150 minuti
  • età 12+
Per gli amanti dei giochi non ha bisogno di presentazioni. Stiamo parlando di uno dei titoli di maggior successo degli ultimi anni. Tipico german-game di piazzamento e gestione risorse, un capolavoro che ha l'unico difetto (se di difetto si può parlare) nella complessità strategica. Chiude il primo scaffale Steel Driver:
  • 3-6 giocatori
  • 90 minuti
  • età 12+
Passiamo ad un gioco del maesto Martin Wallace. Questo ferroviario è uno dei meno noti dell'autore; ha come particolarità (rispetto agli altri dello stesso autore) il fatto di non assegnare una compagnia ferroviaria ai giocatori ma tutti possono acquistare azioni di ogni compagnia; un po' come accadeva nello storico '1830', anche se questo prodotto è decisamente più snello e veloce. Il gioco rivive l'espansione fulminea della ferrovia in America. Nello scaffale a sinistra invece abbiamo Dixit:
  • 3-6 (fino a 12 con espansione) giocatori
  • 30 minuti
  • età 8+
Indiscusso successo del 2010 è probabilmente il miglior party game in circolazione. Semplicissimo e amatissimo anche da chi non gioca spesso. E' un gioco di carte e 'fantasia' che ha già dato vista a 4 espansioni. Possiedo anche Dixit 2 e Dixit Odyssey, quest'ultimo aumenta il numero di giocatori a 12. Ecco ora Union Pacific:
  • 2-6 giocatori
  • 90 minuti
  • età 12+
Ferroviario di Alan R. Moon, il gioco è identico al nuovo 'Airlines Europe' ma meno curato nei componenti (e anche molto più economico). Anche qui si tratta di far crescere le compagnie di cui si hanno le azioni. Il gioco è abbastanza semplice. Ticket to Ride Europe:
  • 2-5 giocatori
  • 30-60 minuti
  • età 8+
Versione Europa del filone Ticket to Ride, anch'esso di Alan R. Moon. Grande successo per questo ferroviario che ha diverse versioni con ambientazioni differenti. Lo considero il più semplice ferroviario in circolazione adatto per chi si avvicina ai giochi in scatola (e amato da mia moglie). Il gioco è semplice e veloce. Ho anche l'espansione Europe 1912. Chiude lo scaffale Dominion:
  • 2-4 giocatori
  • 30 minuti
  • età 8+
Gioco di carte che nel 2009 ha avuto un grandissimo, e per me incomprensibile, successo. Gioco semplice e veloce. Strategicamente è molto elementare ma è entrato subito tra i giochi più apprezzati sul sito specializzato BGG e ha permesso presto la realizzazione di diverse espansioni. La più apprezzata è Dominion Intrigo. Passiamo alla mensola con i party game, ultimo arrivato è Fantascatti:
  • 2-8 giocatori
  • 20-30 minuti
  • età 8+
Appena arrivato questo gioco di carte ha raccolto le simpatie dei familiari. Regole in meno di 1 minuto per un gioco che fa della prontezza di riflessi e del colpo d'occhio il suo punto di forza. Divertentissimo e frizzante. Sotto abbiamo No Merci:
  • 3-5 giocatori
  • 10 minuti
  • età 8+
Molti nomi (la verione italiana è No Grazie) per questo gioco di carte che senza impegno si lascia giocare volentiri. Dopo ogni partita ho fatto volentieri una seconda e una terza... Sempre della Dal Negro ho Corsari:
  • 2-4 giocatori
  • 15 minuti
  • età 8+
Gioco di carte di Leo Colovini, con belle illustrazioni, che ricorda il ramino o la scala reale. Semplice e simpatico, una partita mi scappa via volentieri. Ecco Citadels:
  • 2-7 giocatori
  • 60 minuti
  • età 10+
Uno dei migliori giochi di carte in circolazione, apprezzatissimo su ogni sito specializzato, questo gioco dell'italiano Bruno Faidutti ha delle meccaniche semplici ma che necessitano di intuito e bluff. Un buon titolo, al suo interno si trova già l'espansione The Dark City che lo rende più longevo. Ultimo per oggi Zack & Pack:
  • 3-6 giocatori
  • 30 minuti
  • età 10+
Dalla scatola eccessivamente grande per il suo contenuto, questo gioco è molto simile a Fantascatti. E' un gioco di velocità d'esecuzione e colpo d'occhio. Il suo principale pregio è che ci si diverte moltissimo anche se secondo me la fortuna l'ha da padrone! Per ulteriori info sui giochi boardgamegeek o la Tana dei Goblin. FINE PRIMA PARTE --segue--

giovedì 24 novembre 2011

Pietro


Il 1-11-11 è nato Pietro, qui il giorno della sua nascita. Che spettacolo!

giovedì 30 giugno 2011

Ho battuto Jorgen Martensson



A qualcuno dovevo subito raccontarlo:
Driiin, Driiin!!!
"Ale, Tutto bene?" mia mamma dalla Puglia.
"Ho battuto Jorgen Martensson!"
"E chi è?"
"Mamma tu non sai mai nulla!"




Ho trovato!
Lo dico al mondo intero attraverso il mio blog, anche se non ci scrivo da un pezzo e nessuno se lo fila:
HO BATTUTO JORGEN MARTENSSON!Ok, andiamo con ordine, facciamo un passo indietro, anzi, mettetevi comodi che ve lo spiego per benino!



Seduti?



Ok, cominciamo:
Oggi ero a passeggio per Buda (la parte collinosa di Budapest) con Roberta. Un po' di shopping, un po' di turismo ma sapete com'è, con quella pancia Roberta mi si stanca subito. Pietro, almeno questo è il nome che ad oggi pensiamo di dare al pancione (ma potrebbe ancora cambiare), comincia a farsi sentire; i medici dicono che ora dovrebbe pesare 400g, ma Roberta è aumentata di 7 Kg. Valla a capire la matematica.


Comunque, non divaghiamo, Roberta era stanca e voleva tornare in albergo, allora scendiamo verso il Danubio e cosa vede il suo occhietto vigile e attento?
Sì, occhietto vigile e attento, perché sempre lui giorni fa ha individuato sul lago Balaton due auto ungheresi con il lanternino. Torniamo a noi, questa volta mi pesca un indigeno con in mano una lanterna. Pare proprio la 100!


"Alto là, cos'è? Orienteering?"Cominciano a brillarmi gli occhi e vedo il fantomatico posatore con una bellissima cartina del Palazzo Reale di Buda. Pare stia organizzando un allenamento per degli svedesi!
Mi faccio dare due coordinate e in men che non si dica porto Roberta e Pietro all'albergo, indosso un paio di short da basket ed eccomi di nuovo in riva al Danubio.


Mi intrufolo chiedendo informazioni e generando un po' di scetticismo tra gli organizzatori anche per colpa del mio abbigliamento.
Mi spiegano che ci sono tre percorsi: corto, medio e lungo. Opto per il medio, ma quando sento che è di 2.500 metri chiedo di fare il lungo che è di 3.000 metri.
Gli organizzatori cercano di persuadermi: "la distanza in linea d'aria non corrisponderà a quello che farai, diventerà il doppio, e poi c'è la salita..."
Riesco a convincerli solo tirando fuori la mia Si-card. A questo punto mi riconoscono e mi fanno entrare nel branco.


Ok, posso partire.
Clear e Check ed eccomi a correre per il centro di Budapest!
Subito una salita per andare alla 1. La 2 è lì a pochi metri, ma dall'altra parte delle feritoie del muro del castello. Per arrivarci devo correre in cima al Palazzo Reale e scendere dall'altra parte! Ora capisco cosa intendevano con "diventerà il doppio".
Alla 3 voglio fregarli. Scelgo la scelta alta ma ben presto ho dei dubbi sulla sua bontà. Dubbi che diventano certezze quando scopro che la pioggia ha reso l'erba del fossato viscidissssSSSS!!!!!
Ok sono per terra!
Mi rialzo e oooopsssSSS!!!!
Sono ancora a terra illuminato da flash di giapponesi e intimorito da occhi perplessi di ungheresi.
I miei short gialli dei Lakers paiono ora i calzoncini degli All Blacks. Riparto e fino alla 8 non combino pasticci quando, andando alla 9, da lontano vedo un orientista con maglietta arancione che corre verso di me. Quando siamo ormai vicini giriamo entrambi nella stessa via. Maglietta arancione ha qualche metro su di me. Guardo bene e cavoli, dietro a quegli occhialini c'è proprio Jorgen Martensson (si legge con la O al posto della A)!


Accelero un po' e riesco ad affiancarlo. Non mi par vero. Aumento ancora, lo supero e gli dico: "This is my dream". Lui sorride, poi una macchina quasi mi mette sotto: "Be careful" mi dice; che poi a me, quando me lo dicono mi viene sempre in mente l'Euromercato di Paderno che i francesi hanno rinominato Carrefour, ma a me e agli altri vecchietti di Paderno ci piace sempre chiamarlo l'Euro. Uffi! Alla faccia di Carla Brunì!


Ma torniamo al mio sorpasso! Ho superato Jorgen Martensson (con la O), già questo potrebbe bastare ma decido di superarmi. Capisco che sta facendo il mio percorso, ci siamo passati là dove il percorso faceva un incrocio, lui andava alla 14, io alla 9. Visto il suo ritmo penso che accelerando potrei batterlo. Già vedo titoloni sulla Gazzetta dello Sport. Mica potrà andare in giro a dire che non si era impegnato.


E' il momento di volare. Dalla 9 alla 13 corro come il vento. La 14 è la tratta che ho fatto al suo fianco. Apro la descrizione punti che tengo stretta in mano e vedo che sono solo 17 le lanterne; E' quasi finita. Il finale è incasinato per via degli incroci. Punzono la 15 nel giardinetto, corro verso la 16, ma non di lì, di qua. Fatta, e ora verso la penultima, la numero? Mannaggia non è la diciassette.


Nooooooooooooooooooooo!


Al posto della 16 ho punzonato la 8 e ora sto correndo verso la 7 che ho già fatto!
Virata, si torna indietro e gara alle ortiche!
Eccomi un po' sconsolato: 16, 17 e finish!
Porca paletta, c'è mancato poco. Mi sono comunque divertito. Ma quanto avrò perso? Mi sa almeno 3 minuti, e sì! Cavoli, ce l'avrò fatta a batterlo comunque? Difficile, perdirindina.
Al ritrovo rivedo Jorgen e vorrei dirgli: "ti è andata bene che ho sbagliato..." ma non trovo il coraggio. Faccio i complimenti agli organizzatori e insisto per pagare la garetta visto il divertimento provato.


Gli chiedo se metteranno le classifiche su Internet per poter vedere i risultati ma mi dicono che non hanno un web site. Peccato.
Poi mi chiamano e mi mostrano comunque la classifica. Sono 6°: 28' 40", il primo ci ha messo 22', inarrivabile! Ma, attenzione, Jorgen Martensson ci ha messo 29' 47"! L'ho battuto!!!!!!!!

Ma come non sapete chi sia?
Mi sembrate mia mamma.


Vi dico solo che nel 1996, quando io ho iniziato a fare orienteering lui vinceva l'O-Ringen.
E in Svezia esiste un libro con la sua vita che si intitola 'Mr.Orienteering'
E comunque si legge MOrtensson! Perchè la A ha il cerchietto sopra.
E comunque anche Wikipedia, quella italiana, sa chi è Jorgen Martensson.
E comunque non è vero che non si è impegnato.
E comunque io l'ho battuto, anche se domani non lo troverete scritto sulla Gazzetta dello sport perché parla solo di calcio!

domenica 10 aprile 2011

Valcava

Grande gara oggi in Valcava per il primo Raid Avventura.
Verso gennaio Roberta mi evidenza sull'agenda la data del 10 aprile, la sua ex società, il Nirvana Verde, organizza questa gara d'altri tempi. Corsa d'orientamento di 15 km (in linea d'aria, se ne faranno di più) con 1.000 metri di dislivello (se non si sbaglia percorso). Pochi giorni prima della gara però il forfait di Roberta mi costringe a cercare un sostituto, per fortuna trovo Yuko Ogino!

Al via, a San Gottardo di Torre De' Busi a 400m slm, una ventina di squadre; a guardarli sembrano tutti dei tori, corridori da corse in montanga! Io e Yuko partiamo al piccolo trotto, anche perché il primo punto si trova 400 metri di dislivello sopra di noi, ma nessun sentiero tira su diretto. Noi optiamo per la scelta di sinistra che si rivelerà molto buona. Tre coppie di corridori ci superano ma non ce ne curiamo, continuiamo al nostro ritmo.

Per andare alla 2 altra sceltona, stare in costa e allungarla oppure discesa e salita. La prima sembra nettamente la scelta migliore, ma non tutti la penseranno così. Tratta lunghissima e cominciamo ad alimentarci, la sella con il punto di controllo la si vede da lontanissimo, ma pare non arrivare mai! Alla fine eccoci e anche con il morale in poppa vedendo coppie avversarie fare scelte discutibili.

Andare alle 3 però sarà anche più dura con una tratta non lunghissima ma con massima pendenza, dai 900 metri ai 1.300 tutti d'un fiato. All'ultimo cambio idea, niente direttissima ma sentiero leggermente più morbido e all'ombra sulla sinistra. Arriviamo in cima e Mario mi conferma che saremo gli unici ad aver fatto questa scelta. Ci comunica anche che non siamo lontani dai primi.

La 4 è l'ultima lanterna in salita, ma molto più morbida. Siamo in Valcava a 1.400m slm. Qui finiamo di bere e mangiare perché le ultime due lanterne saranno tutte d'un fiato in discesa. Per andare alla 5 bisogna solo stare attenti a prendere il sentiero giusto, l'unico adatto per l'attraversamento della valle di Sogno. Il sentiero in discesa è coperto dal fogliame autunnale e per questo insidioso.

La tratta tra la 5 e la 6 invece regala tantissime scelte di percorso e richiede una buona lettura della carta, sono i nostri punti di forza. Decido anche qua di non fare strade asfaltate ma di tenermi sui sentiero di trekking sengnalati (quelli rossi), scelta che pagherà visto che dopo il lungo sprint che dalla 6 porta al traguardo scopriremo di essere arrivati primi del percorso corto, anche considerando le coppie uomo-uomo!

L'esperienza è stata esaltante a prescindere dal risultato. Devo dire che questo genere di gara mi piace molto, posto bellissimo con panorama mozzafiato, sole e clima ottimo; e soprattutto bravissimi gli organizzatori!

giovedì 25 novembre 2010

Giochi di società

Dopo Essen 2010 è il momento di parlare di giochi di società.


Ecco una piccola sintesi dei giochi del momento, cosa mi sento di consigliare tra i nuovissimi e i grandi classici.


Partiamo da Age of Empires III, del 2007 con un'ottima ambientazione sull'età della colonizzazione. Un gioco non semplice ma che regala molte soddisfazioni.


Cambiamo completamente genere e passiamo all'eroe del 2010: Dixit, gioco semplicissimo e geniale proprio per la sua adattabilità a tutti i palati. Amato dai giocatori occasionali è un perfetto party game che sta facendo incetta di premi tra cui l'ambito Spiel des Jahres. Già uscita l'espansione Dixit 2.

Tra le novità consiglio London (praticamente un gioco di carte), il nuovo di Wallace e Schwarzer Freitag il nuovo di Friese, sell'andamento delle borse.


Ora a ruota libera cito: Glory to Rome, gioco di carte dalla grafica imbarazzante, ma molto profondo; l'apparentemente banale Pueblo, gioco invece molto diabolico e cattivo; Rattus, divertente; King of Siam, molto carino; Caravelas, innovativo nelle meccaniche; Chinatown, da far casino e Liberté unico nel suo sviluppo di maggioranze.


Tornando indietro negli anni invece vi cito in rigoroso ordine di durata (dal più corto al più lungo): Samurai (voto 7); Dominion (7); Carolus Magnus (7); Race for the Galaxy (7,5); Thurn und Taxis (7); Vasco da Gama (8); Power Grid (7,5); Age of Steam (8); Le Havre (8).

Chiudo con due giochi x due giocatore: Mr.Jack e Mr.Jack Pocket; giochi con lo stesso tema di fondo ma completamente differenti! Molto bellini!

mercoledì 1 settembre 2010


Così al volo mi vengono in mente tre film con la collaborazione Freeman/Eastwood. Parlo del bellissimo Gli Spietati, poi mi viene in mente The Million Dollar Baby (entrambi se non vado errato vinsero l'Oscar per il miglior film) ed ora questo bellissimo Invictus.

Tre film diversi ma egualmente fantastici. La storia nota di Invictus viene valorizzata da una grandissima interpretazionedi Morgan Freeman al quale non capisco come mai non sia stato assengato l'Oscar, da segnalare anche la presenza di Matt Damon nel ruolo del capitano degli sprenbox..........

Il film si accoda alla recente serie di capolavori dell'ex-tenente Callaghan che dopo tanti scadenti western ha inanellato capolavori del calibro di 'Un mondo perfetto', 'Gli intoccabili', 'Un mondo perfetto', 'Potere assoluto', 'Million Dollar Baby', 'Mistyc River', The Million Dollar Baby', 'Grand Torino' e appunto 'Invictud'.

Voto: 7,5

giovedì 24 giugno 2010

Le HAVRE

Senza dubbio uno dei giochi in scatola, board game, più belli attualmente in giro.
Dallo stesso autore di Bohnanza (Semenza in italiano) e del pluripremiato Agricola, Le Havre è un gioco profondo che si basa sulla gestione delle risorse.
Tra i difetti aggiungo subito che potrebbe risultare molto lungo, specie quando si gioca in 4 o 5. In questi casi però la partita diventa ancora più bella perché si potrà utilizzare la totalità delle carte a disposizione.
Tra le cose che più mi affascina è poter costatare che ogni partita segue un binario diverso e per conquistare la vittoria si possono seguire strategie molto differenti tra loro.
Consigliatissimo soprattutto agli appassionati giocatori di giochi tedeschi!